febbraio 4, 2015 | by redazione
Segretario e Direttore Generale della Fondazione Ravello replicano all’ex Presidente De Masi

“Leggo le dichiarazioni apparse sul suo giornale del 2 febbraio scorso, rese dal primo presidente della Fondazione Ravello, e non posso consentire che restino “voce nel deserto”, per la grave infondatezza e tendenziosità che contengono”. – Comincia così la nota a firma del Segretario Generale della Fondazione Ravello, Secondo Amalfitano, indirizzata al direttore della redazione campana di Repubblica in risposta alle dichiarazioni rilasciate dal prof. De Masi e pubblicate dal giornale – “L’EX presidente ritiene anomalo che il Segretario Generale partecipi alle riunioni del Consiglio di Indirizzo: evidentemente l’ex, oggi, ritiene anomali lo statuto della Fondazione e le leggi dello Stato che lo prevedono e che lui stesso, ieri, rispettava e applicava. Qual è l’anomalia?
L’ex – continua Amalfitano – ritiene strano che le riunioni si siano tenute a Santa Lucia (sala Giunta della Regione Campania, socio fondatore, non ristoranti del borgo marinari); bene mi chiedo come è possibile che si stranisca chi, per anni, ha convocato e tenuto diverse riunioni presso la sede della propria Società, a Roma? L’ex si sorprende per le dichiarazioni del Presidente Caldoro, che non sono assolutamente quelle che lui liberamente interpreta alterandone il contenuto ed il senso, e ignorando che sulla riconferma dell’uscente presidente c’era l’accordo unanime dei soci Fondatori sino a 24 ore prima del CdI.
Buon gusto, classe, nobiltà d’animo, intelligenza, se possedute, avrebbero dovuto consigliare il silenzio a qualcuno, anche per evitare figuracce barbine. Altri hanno taciuto e steso un velo pietoso su disavanzi di amministrazione, con centinaia di migliaia di euro liquidati dalla mano destra ed incassati dalla mano sinistra. Altri hanno taciuto e lavorato per rilanciare un organismo oramai asfittico e incartato su se stesso. Ma questa è altra storia, è storia di classe, di superiorità e, forse, anche un poco di pena.

A far sentire la sua voce è anche il Direttore Generale, Stefano Valanzuolo, che indirizza alla stessa redazione una seconda nota “Leggo sul Suo giornale (2 febbraio 2015) le bizzarre dichiarazioni rilasciate dal prof. De Masi a proposito del Ravello Festival. – scrive Valanzuolo – Commovente, in particolare, il suo sincero grido di allarme affinché si trovino un presidente ed un direttore, dal momento che il Ravello Festival si starebbe – a suo dire – “spegnendo”. Sono consapevole del fatto che il prof. De Masi ami provocare in maniera fine a se stessa (nel migliore dei casi), ma giova comunque ricordare che le edizioni 2010-2014 del Festival, successive alla sua gestione e coincidenti con la mia direzione (e la presidenza del prof. Brunetta), sono quelle che hanno fatto registrare i massimi storici in fatto di presenze, incassi e riscontro dei media, sia in termini assoluti sia in rapporto al budget impiegato. Certe dichiarazione avventate sono mosse, evidentemente, da rancore e ansia di presenzialismo grossolani e persino un po’ patetici.

L’articolo di Repubblica Napoli. Lunedì 2 febbraio, sulla foliazione campana di Repubblica è stato pubblicato un articolo a firma di Antonio Ferrara dal titolo “Fondazione Ravello il sindaco verso la presidenza”. Nell’articolo venivano riportante anche alcune dichiarazioni del prof. Domenico De Masi, ex Presidente della Fondazione Ravello. Per il primo presidente della Fondazione, il sociologo Domenico De Masi, – si legge nel testo – quella di Caldoro «è una pressione indebita, non è legittimo che nella sua lettera dica: questo è il presidente, altrimenti niente soldi. È strano che abbia scritto quelle cose, è anomalo che alla riunione del consiglio partecipi un non membro come il segretario generale della fondazione, è strano che la riunione si sia fatta a Santa Lucia e non nelle sedi legali. La politica deve restare fuori dalla cultura. Serve un presidente di alta qualità, un direttore di prestigio internazionale che coordini altrettanti direttori per i singoli ambiti culturali. Il festival si sta spegnendo, bisogna fare presto».

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