marzo 20, 2014 | by Nicola Mansi
Selfie “dirompente” all’Accademia delle Belle Arti di Brera

There are a few basic rules in museums. The first: don’t touch the art. The second: don’t take selfies while touching the art.

Comincia così l’articolo del Time che da oltreoceano riporta la bischerata della settimana. Il fatto, o per meglio dire il misfatto, è stato scoperto lo scorso 18 marzo dal personale dell’Accademia delle Belle Arti di Brera che, durante un giro di controllo, ha trovato una statua con una gamba letteralmente “amputata”. Secondo alcuni testimoni, a provocare il danno sarebbe stato un ragazzo, forse uno studente straniero, che salendo sulla statua con l’intenzione di farsi una fotografia (un selfie) complice il suo peso, ne avrebbe provocato la rottura. Ad aggiungersi al danno la beffa: le immagini della telecamera di sicurezza posizionata nel corridoio infatti, per un problema tecnico, non sarebbero disponibili. “Pensiamo si tratti di un incidente – ha detto il direttore Franco Marrocco all’edizione milanese del Corriere della Sera. – La statua viene assemblata a pezzi e quel blocco era in parte già staccato: ne avevamo programmato il restauro”. La statua danneggiata è uno dei tanti calchi in gesso e terracotta risalente ai primi anni dell’Ottocento che venivano prodotte dalle botteghe degli scultori più rinomati dell’epoca. Si tratta di copie di non grandissimo valore, che proprio per questo, sono collocate nei corridoi dell’Accademia e non nelle sale più interne. L’opera originale, il “Satiro ubriaco”, noto anche come “Fauno Barberini”, è un’antica scultura greca di epoca ellenistica che raffigura un satiro dormiente, probabilmente del 220 a.C. ed è conservato alla Gliptoteca di Monaco. La scultura fu trovata nei fossati di Castel Sant’Angelo a Roma attorno al 1624. La figura è sdraiata su una roccia, a simboleggiare gli effetti del vino e dell’ebbrezza. Le gambe divaricate, la testa rivolta verso il giaciglio e le braccia sollevate per fare da cuscino danno l’impressione di un movimento di grande naturalezza, prova dell’abilità dello scultore.

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