marzo 26, 2014 | by Emilia Filocamo
Shawn Lane, compositore e produttore americano ci racconta come nasce una colonna sonora

Per Shawn Lane, compositore americano di numerosissime colonne sonore, associare un’immagine, il merletto di una trama, la variabilità di un set o di una scenografia ad un’architettura di note è qualcosa di normale, guizzante, automatico. Una sorta di orologio interno, come un sistema calibrato con precisione millimetrica, con tanto di tic tac in sordina, gli fornisce questo innato sesto senso. Basta dargli un piccolo input, e come l’emissione del “la” perfetto dopo il tocco di un diapason, ed ecco che l’idea diventa melodia. Ad esempio, lupo e vampiro, due parole tanto in voga ultimamente nella letteratura e nella cinematografia, come se si trattasse di un indovinello, botta e risposta, si condensano in Devil Doll, brano dai suoni cupi che richiama perfettamente lo stile fantasy. Certo il talento è un requisito fondamentale, ma anche lo studio ed una serie di circostanze, di esperienze pregresse, fanno di un artista quello che è. La prima cosa da capire, però, è che musica ed arti visive sono parenti stretti che non possono fare a meno l’una delle altre. È Shawn Lane a spiegarlo. “Quando devo spiegare di cosa è capace la musica, e per musica intendo una semplice canzone o una composizione orchestrale, penso sempre a questa immagine guida: un pittore davanti ad una tela bianca che aspetta l’ispirazione. La musica incarna perfettamente qualsiasi stato d’animo; per carità, io sono un fanatico della musica intesa come show, ma non ci si può fermare a questo. È riduttivo. La musica è quello che io definisco un equilibratore di stati d’animo. Faccio un esempio banalissimo: quando siamo tristi sappiamo perfettamente che genere di musica ascoltare per tirarci su e, allo stesso modo, spesso usiamo la musica come una bussola per condurci in un posto particolare o in un momento della nostra vita specifico. Non è questione di gusti musicali: ciò che conta è il genere di musica che ci rappresenta meglio.

Quando hai capito che la musica era ciò che volevi fare “da grande”? La vita mi ha portato verso la musica naturalmente. È stato una sorta di amore a prima vista. In realtà facevo questo mestiere già nel 1992, quando lavoravo per la FastLane Productions che, in breve, è diventata la FastLane Records. Ma questo è stato solo il punto di approdo perché già durante gli anni ’80 avevo sviluppato una certa capacità come talent scout. Lavoravo infatti per le maggiori case discografiche per le quali andavo a caccia e coordinavo i gruppi di nuova formazione o mi occupavo di club di musica dal vivo specifici. Poi ho capito che volevo di più: così sono passato dal ruolo di manager, a quello di produttore di musica con un mio marchio, appunto così è nata la FastLane Records.

Cosa ti ispira quando componi? È solo la trama a motivarti o intervengono altri dettagli come la psicologia dei personaggi o l’ambientazione stessa? In genere quando sottoponi una colonna sonora o quando ti chiedono una colonna sonora, devi scrivere qualcosa che possa adattarsi perfettamente, quasi come un abito, al segmento di quella scena specifica o di quella situazione. Io ho sempre preferito invece pensare al genere di film che vado a musicare in senso generale, piuttosto che soffermarmi su un singolo frammento. E in questo posso dire che sono fortunato, faccio musica prevalentemente pop o hard rock che, contrariamente a quanto possa pensarsi, è molto malleabile, duttile e si adatta sia al genere horror che richiede un sound più duro e di carattere, sia alle commedie, in cui il tiro viene regolato e si va più sul soft.

C’è stata nella tua vita una sorta di folgorazione sulla via di Damasco? Chi ti ha influenzato maggiormente? Shawn Lane tira un sospiro, quasi come un atleta che  prende fiato prima di una gara. Si intuisce che questa domanda gli piace particolarmente. Ho avuto la fortuna di avere dei genitori moderni e assolutamente rock! I miei primi ricordi di bambino sono quelli con me e mia sorella che seguiamo i nostri genitori ai concerti di Elvis, io avevo appena 5 anni e non riuscivo a capire tutta quella concitazione, ma sentivo che si trattava di qualcosa di speciale. Ricordo che visitammo la casa di Elvis a Graceland e non potrò mai dimenticare quella volta in cui suo zio ci portò intorno al parco facendoci salire su una macchinina da golf. Elvis era in casa ma non uscì mai, è una cosa che non dimenticherò e credo che proprio quell’episodio abbia decretato il mio destino futuro, professionalmente intendo. Elvis fu il mio primo concerto dal vivo; successivamente, nel ’78, andai ad un concerto dei Kiss e da allora cominciai a sviluppare un certo interesse per le arti visive combinate alla musica, gli show dei Kiss erano appunto questo. Erano i primissimi anni ’80, e mi appassionai ai Motley Crue che in quel periodo incisero Too Fast for Love per la Leathur Records (successivamente sarebbe uscita con la Elektra Records, nel 1982). Da allora mi sono appassionato alle band hollywoodiane.

Esiste una ricetta per realizzare una buona colonna sonora? No, assolutamente, nessuna ricetta. Solo un buon orecchio musicale e soprattutto la sensibilità sufficiente  a comprendere la musica più adatta ad una situazione specifica. In questo bisogna essere molto ricettivi così da poter adattare ciò che si realizza a più scopi.

Quale progetto ti rappresenta meglio? Ce ne sono tantissimi, ma il lavoro che ho realizzato in Australia, un tributo al grande Rick Springfield è stato forse quello che mi ha lasciato il segno anche perché Rick Springfield ha supervisionato il tutto. Abbiamo utilizzato una nuova forma di registrazione e masterizzazione ad alta definizione: è stata una fusione mirabile di tecnologia e divertimento lavorare insieme.

Il lavoro più impegnativo della tua carriera, invece? Shawn non ha esitazioni. Sottoporre alla HBO/Showtime alcune colonne sonore: è stato davvero complicato, la selezione in quel caso è estremamente difficile, rigida e competitiva; alla HBO hanno dei livelli elevatissimi e non puoi assolutamente fare previsioni o illuderti se non sei al tuo massimo.

A cosa stai lavorando adesso? Qual è il tuo prossimo progetto? Sono davvero orgoglioso di far parte come compositore del progetto The Perfect Age of Rock and Roll che è un tributo anche al leggendario Peter Fonda, oltre che a molti altri artisti. Il film è ambientato nel 1992 quando lo stile grunge ha invaso gli Stati Uniti e l’intero mondo musicale ha subito un contraccolpo e l’inizio di una metamorfosi notevole e di un lungo periodo di transizione. Sono orgogliosissimo di essere parte del film con la mia colonna sonora.

Hai un compositore italiano preferito? O un regista per il quale vorresti comporre musica? Non ho dubbi: Dario Argento! E l’incredibile collaborazione con Claudio Simonetti, la sua musica così ossessiva è semplicemente geniale, pura paura trasformata in note. Ecco, questo dovrebbe essere il segreto di una colonna sonora: capacità di restare dentro con la stessa indelebilità di ricordo, senza mai sfiorire o sfocarsi.

E intanto Shawn, probabilmente muovendo le mani come se sotto i polpastrelli avesse un pianoforte fantasma, accenna al refrain di Profondo Rosso.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

IL TRAILER DI:  The Perfect Age of Rock and Roll

 

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