novembre 11, 2015 | by Emilia Filocamo
Simone Montedoro, l’amatissimo capitano Tommasi, ci svela i segreti del successo di Don Matteo

Ho provato più volte ad immaginarmi questa intervista, un’intervista a cui tenevo molto e che si è concretizzata grazie all’aiuto prezioso e generoso di un amico attore che ha fatto da ponte insostituibile. Ho immaginato soprattutto come potesse essere la “vita vera” di un attore che interpreta un personaggio tanto amato in una serie a cui i telespettatori sono affezionati da anni: Don Matteo. La risposta è arrivata nel giro di qualche pomeriggio, di un paio di telefonate, e soprattutto in una esclamazione spontanea del diretto interessato, l’attore Simone Montedoro, appunto il capitano Tommasi di Don Matteo che, al telefono, saltando da un appuntamento di lavoro ad un taxi preso di corsa, mi rivela di “non capire cosa sta succedendo alla sua vita” riferendosi alla ridda perdifiato di impegni che lo travolgono e che procrastinano la nostra chiacchierata. Ma ci sono nella sua voce una stanchezza entusiasta, un’energia battagliera che mi danno il polso, anzi la direzione esatta di una passione che ha trovato compimento, di un percorso che si è registrato sulla meta, come una rotta di navigazione che non ammette errori. Alla fine, dopo qualche tentativo andato a vuoto, una connessione ballerina e, complice un viaggio verso l’Umbria dove immagino Simone Montedoro si rechi per girare, riusciamo finalmente a parlarci.

Signor Montedoro, vorrei cominciare questa intervista partendo dall’ultimo lavoro in cui la vedremo:  Sotto copertura. Sicuramente la sua sarà un’immagine diversa da quella rassicurante del capitano Tommasi di Don Matteo. Come ha affrontato e si è preparato per questa esperienza e, soprattutto, la vedremo in futuro in altri lavori di questo genere? Beh, spero proprio di si. Io interpreto Arturo, uno degli uomini della Squadra Mobile di Napoli e, come sapete, si tratta di una storia vera che racconta la cattura del super boss della camorra Antonio Iovine, uno dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia. Per quanto riguarda la preparazione che mi ha portato a questo ruolo, ho avuto la possibilità di conoscere tutti i componenti della vera squadra che ha eseguito l’arresto, ho appreso ed imparato da loro tutto, preso tutte le notizie e per me è stato un onore conoscerli. Standogli accanto ci si rende conto delle mille problematiche che affrontano facendo questo lavoro, un lavoro pericoloso ma anche per il quale sono costretti a sacrificare gli affetti e la vita privata perché devono essere presenti 24 ore su 24. È quanto succede proprio al mio personaggio, Arturo, che rischia di perdere moglie e figlio proprio per il lavoro, un mestiere che diventa piuttosto una missione e per il quale bisogna esserci dentro sempre, perché è un lavoro delicato in cui la minima sbavatura o il minimo errore, può mandare tutto a monte.

Parliamo di Don Matteo. Di sicuro rappresenta un punto saldo per i telespettatori italiani, ma a suo avviso, da “addetto ai lavori” qual è la formula segreta di questa serie che continua a riscuotere così tanto successo? Come ripeto spesso quando mi viene fatta questa domanda, il segreto del successo è nel format che ha degli elementi diciamo così universali. C’è la Chiesa, c’è l’Istituzione e poi in mezzo c’è l’umanità con i suoi problemi. Poi ci sono i gialli, anche se in Don Matteo, come è giusto che sia, vengono sempre trattati quasi come una favola e questo rende il prodotto adatto a tutte le età, ma c’è una delicatezza particolare che sicuramente non rispecchia l’efferatezza dei casi di cronaca a cui siamo abituati ormai quotidianamente. E poi l’altro segreto è sicuramente il lavoro di squadra, una squadra che era già ben rodata e di successo con Insinna e nella quale mi sono integrato bene; ormai ci capiamo al volo, basta uno sguardo.

Com’è lavorare con Terence Hill? Quando ho avuto l’opportunità di fare il provino con lui per Don Matteo non ci credevo, per me era un mito. È un uomo di una sensibilità e professionalità uniche, delicato e che mi ha insegnato tantissimo sul set, soprattutto dal punto di vista tecnico. E poi fa tutto lui, dall’andare in bici all’andare a cavallo e ha un fisico pazzesco, poi è una persona estremamente riservata. Ma come anche nel caso di Nino Frassica, si tratta di due grandi attori, due istrioni che io ammiravo già quando ero più giovane e quindi è un onore per me poterli affiancare.

Che tipo di spettatore è Simone Montedoro? Cosa le piace guardare in tv e cosa proprio non sopporta? Beh, adesso avendo un bambino, diciamo che il televisore è monopolizzato, cerchiamo di guardarne poca, ma quella che scegliamo deve essere adatta a lui, e dunque prevalentemente programmi per bambini. Per il resto amo molto le serie, soprattutto americane. Non mi piacciono i reality, dopo un po’ mi stufano terribilmente.

Può anticiparci qualche suo progetto, qualche lavoro in cui sarà coinvolto? Al momento non posso dire molto, perché ci sono diverse cose in fase embrionale. Spero ci sia presto una grande occasione, ecco mi auguro che una grande occasione bussi alla mia porta, altrimenti sposterò la mia porta perché l’occasione  bussi!

In parte ha anticipato già la mia domanda prima. Lei è diventato padre da poco: se suo figlio scegliesse di seguire la sua strada, il suo percorso artistico ne sarebbe felice? Guardi, aspetto che decida lui, spero solo che abbia le idee chiare e, soprattutto, che abbia valori solidi. Io non imporrò mai nulla, assolutamente. Sarà una sua scelta.

Come sa il nostro magazine è legato al Ravello Festival. Le andrebbe di provare ad indovinare o a suggerire il tema per il prossimo Ravello Festival? Io direi che sarebbe opportuno scegliere come tema “Il Romanticismo” ma tout court perché ormai il mondo difetta di questo, c’è bisogno di romanticismo non solo nei sentimenti, ma anche nell’amicizia, nel lavoro, nell’arte. Ecco, questo potrebbe essere un bel tema, così magari mi invitate anche!

Chi vuole ringraziare oggi Simone Montedoro? Sarò banale o retorico ma, ovviamente, devo ringraziare chi mi ha sostenuto e me stesso, la mia famiglia, tutti i componenti di Don Matteo, la Lux Vide, Luca Bernabei,  Terence Hill e Nino Frassica e, soprattutto, ringrazio Flavio Insinna che, contrariamente a quanto di solito potrebbe avvenire nel nostro ambiente, mi ha promosso per questo ruolo e mi ha segnalato per il provino. Mi conosceva già e ha fatto il mio nome, e devo dire che ci ha visto lungo.

L’intervista con Simone Montedoro si chiude qui. Potrei fermarmi e tacere alcuni particolari ma, come sempre, non ci riesco. Ravello è stata un sottofondo piacevole innanzitutto perché in alcune serate dello scorso Ravello Festival era presente Simona Marchini, la mamma del capitano Tommasi, con cui Simone Montedoro ha rivelato di avere un bel rapporto ed una stima notevole trattandosi di una grande attrice. E poi ci sono stati aneddoti raccontati dal tramite di questa intervista, di un Montedoro che a scuola amava improvvisare canzoni rap o essere spericolato con il motorino. Ci salutiamo mentre il set lo aspetta ed io punto la penna sul foglio con la piacevole sensazione di aver conosciuto, seppure solo telefonicamente, un artista che con quel suo famoso sorriso trasforma lo share, bilancia fredda e meccanica, in un tributo spontaneo al suo innegabile talento.

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