dicembre 4, 2014 | by Emilia Filocamo
“Sin da bambino ho respirato teatro e tv” a tu per tu con l’attore Antonio Pisu

Il pomeriggio è plumbeo e minaccioso quando raggiungo al telefono l’attore Antonio Pisu. A questo punto è facile, quasi d’obbligo e scontato aggiungere figlio del noto, grande Raffaele Pisu, e ovviamente, lo farò anche io. Ciò che tuttavia non è assolutamente scontato, è la grande consapevolezza di Antonio Pisu nei confronti della sua passione ed il fatto di aver puntato su questo mestiere non per una necessità di prevedibile ed inevitabile continuità ed eredità, quanto piuttosto per una sua volontà precisa. Più volte nel corso dell’intervista, Antonio Pisu giocherà e scherzerà su questa catena genetica in cui si trascinano palco, macchina da presa e voglia di apparire, ma molte delle sue risposte, sebbene intrise di una piacevole ironia, confermeranno che non c’è eredità che tenga senza talento e non ci sono scorciatoie o conoscenze valide abbastanza se non si ha “fame” del mestiere di artista, fame e bisogno.

Antonio, sei indubbiamente figlio d’arte, ma non credo che essere figlio d’arte possa motivare il sorgere di una passione e corroborare la passione al punto tale da farla diventare mestiere. Tu sei stato spinto a fare questo lavoro oppure è stato un tuo desiderio? Sicuramente essere figlio d’arte non ti spinge obbligatoriamente a scegliere una carriera, ma può tuttavia incastrarti in qualche modo. In realtà sin da bambino io non vedevo tv e teatro come un lavoro, ma come un fatto normale, che faceva parte della mia quotidianità e che, in fondo, mi piaceva. Finiti gli studi, volevo continuare quello che avevo sempre vissuto con mio padre, ecco perché è stata una sorta di evoluzione naturale, per nulla dettata o prestabilita o invogliata. D’altronde mi farebbe piuttosto strano fare l’avvocato.

Teatro, cinema, tv: cosa ti attrae di più dei tre mezzi ed in che modo ti rapporti ad essi? Sicuramente per me più congeniale è il cinema, che amo da morire e le poche cose che ho fatto le considero una vera fortuna. Il teatro, tuttavia, dà più concretezza e libertà di espressione ed è un banco di prova importantissimo.

Dunque vedi il teatro anche come un’anticamera necessaria anticamera alla carriera di attore? Sì, il teatro sarebbe necessario, ti dico sarebbe perché oggi molti attori arrivano a questo mestiere senza essere passati dal teatro, ognuno ha un proprio percorso ed i percorsi sono tantissimi e disparati. Sicuramente il teatro ti dà il polso della situazione, è più vero, hai un confronto con il pubblico costante e diretto. Il cinema o la tv danno i numeri e la popolarità.

Gli incontri che fino ad ora hanno segnato la tua carriera? Ma sai, gli incontri sono dettati dalla casualità ed io non mi considero ancora arrivato, non sono arrivato dove vorrei. Sicuramente ciò che ho fatto fino ad ora è stato dettato dal caso, dall’incrociarsi di eventi e di incontri che sono stati importanti. Ad esempio sto preparando uno spettacolo con Tiziana Foschi che porteremo in scena a dicembre intitolato “Lettere di oppio”. L’ho scritto io ma se non avessi già conosciuto Tiziana precedentemente, in occasione di un altro lavoro, non avrei potuto portare avanti questo progetto. Ringrazio dunque lei e la casualità degli eventi che è fondamentale.

Cosa ti aspetta adesso? Per la tv ho scritto la serie Low Budget che andrà in onda su Rai4 e che è stata acquistata ed è in onda su Studio Universal. 

Qual è il complimento più bello che hai ricevuto per il tuo lavoro? Ti farà ridere, negli anni scorsi ho fatto uno spettacolo, “Se devi dire una bugia, dilla ancora più grossa” in cui facevo la parte di un cadavere che però non era realmente morto. Ecco, in teatro, qualcuno mi ha detto “Caspita, il manichino ti somigliava tantissimo!” Quindi, so fare benissimo il morto!

Il consiglio che tuo padre ti da più spesso?  Di aprire un’officina meccanica! No, scherzo: è felice di me, ed ho la sua benedizione.

Hai dei rimpianti? No, non ho rimpianti perché non ho mai rinunciato a nulla, e perché non voglio mai lasciarmi dietro nulla di inconcluso. È una frase profonda questa!

Cosa consigli a chi intraprende il tuo stesso percorso? Cosa bisogna assolutamente evitare? Di non fare mai quello che non si ha in cuore di fare, bisogna essere sempre convinti e crederci, e non bisogna iniziare un progetto solo per farsi conoscere. Molti lo fanno pur di lavorare, ma così si bruciano carriere, si abbassa la qualità e poi spesso si è sottopagati.

A chi vuoi dire grazie? Credo la risposta sia scontata, ho una sfilza enorme di persone a cui dire grazie, dalla mia famiglia, ai miei amici e, soprattutto, a mia madre.

Se venissi al Ravello Festival, che genere di spettacolo proporresti? Mi piacerebbe portare lo spettacolo che sto preparando con Tiziana Foschi, Lettere di oppio: si sarebbe bellissimo.  

C’è un attimo di silenzio, poi Antonio Pisu riprende: Ma con questa domanda stai sondando il terreno?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654