gennaio 1, 2015 | by Emilia Filocamo
“Solo pensare al panorama di Ravello mi fa stare bene” Marco Liorni si racconta in esclusiva a Ravello Magazine

Il pomeriggio è fatto di riti e di colori: il colore è quello della sera che arriva in anticipo, i riti sono i gesti, e spesso anche i programmi televisivi che accompagnano, per chi è a casa, le faccende o una semplice lettura. Di solito sono programmi che stanno in sottofondo come un refrain, una colonna sonora, sono un modo per passare il tempo, senza sprecarlo, ma cercando di capire di più di ciò che ci circonda. Il mio pomeriggio si apre nel segno dell’ansia. Quando, infatti, sto per raggiungere   telefonicamente il conduttore Marco Liorni, ho un po’ di sana, comprensibile soggezione: controllo la scaletta delle domande che ho intenzione di fargli, le rileggo con attenzione, mi chiedo se siano troppe o troppo poche, banali o scontate. Insomma, faccio una sorta di esame di coscienza che dura qualche minuto; poi provo a chiamare, nessuna risposta. Ci sono un paio di tentativi a vuoto, dopo qualche istante, finalmente, è fatta. La prova del nove alle mie domande è arrivata.

Signor Liorni, ci parla della conduzione de La Vita in diretta con Cristina Parodi e, soprattutto, qual è secondo lei il segreto del successo di questo programma? C’è una splendida sintonia non solo con Cristina, ma con tutto lo staff. Le persone da casa, ovviamente, vedono soltanto noi conduttori e gli inviati, ma dietro le quinte c’è un bel gruppo di lavoro, direi che si è creata una bella magia e credo che tutto ciò si alla base del successo del programma, l’affiatamento, l’armonia ed il mettercela davvero tutta per fare le cose e per fare delle scelte che il pubblico, a quanto pare, sembrano non dispiacere. La condizione imprescindibile è sicuramente la voglia di lavorare bene.

Le chiedo di due esperienze tra loro diversissime: il Grande Fratello e la conduzione in radio. Cosa le hanno dato e cosa le hanno insegnato? Mi hanno dato ed insegnato tantissimo, Grande Fratello è un lavoro che non solo mi ha portato notorietà ma che è stato soprattutto un corso di aggiornamento, era la frontiera di un linguaggio televisivo nuovo; io che sono un appassionato di tv, direi che avrei quasi preferito curarne anche la parte creativa. La radio, invece, è bella per l’immediatezza e per la rapidità di pensiero, e poi ti da l’opportunità di raccontare. Sono comunque state tutte esperienze straordinarie.

La cronaca, specie negli ultimi giorni, ci sta abituando a casi di violenza che riempiono i programmi televisivi ed i dibattiti. Secondo lei qual è il modo corretto per affrontarli e parlarne senza cadere nella curiosità morbosa? In questo momento si parla molto del caso di Elena Ceste e del piccolo Loris, in realtà il nostro programma, che va in onda dalle 16 alle 18.45, dedica a questi casi di cronaca solo una mezzora, dalle 17 alle 17.30. Di sicuro noi non siamo un tg ma un programma che comunque parla di cose che sono sulla bocca di tutti. Il modo per non essere morbosi, come diceva, è sicuramente quello di non entrare e di non indugiare nei dettagli che non sono utili al racconto della storia, è sapersi fermare un attimo prima, anche se poi va considerata la tipologia del programma. Essendo una diretta, si può correre il rischio di farsi prendere un po’ troppo la mano, ci sono persone che intervengono con livelli di sensibilità diversa, bisogna saper mantenere gli equilibri, trattandosi di un crinale delicato. Una cosa che abbiamo fatto ad esempio nel caso di Loris, oltre che di altre storie, è stata quella di verificare a fondo le notizie giunte, e credo che siamo riusciti a raccontare bene queste vicende.  

Questa grande passione per la conduzione, per la tv, la accompagna da sempre? Si, assolutamente, sin da bambino e ho avuto la fortuna di poter fare il lavoro che amo. Coinvolgevo in questa passione anche la mia famiglia e ricordo che, ad esempio, amavo disegnare modelli di telecamere, una cosa quasi da psichiatria!

L’incontro o gli incontri che l’hanno segnata nell’arco della sua carriera? Di incontri ce ne sono stati tanti, ma quello che mi ha sorpreso è stato l’incontro con una versione inedita di mio padre, che non potevo prevedere e che non conoscevo. Mi aveva sempre dissuaso dal fare questo mestiere, più che altro per le difficoltà e per le disillusioni in cui potevo incorrere, ma poi, quando è arrivata l’occasione giusta, mi ha detto “Vai!” e mi ha incoraggiato. Ecco questo da lui non me lo sarei mai aspettato e sono quelle cose che, specie a 20 anni, ti danno tanta forza ed entusiasmo per andare avanti.

Cosa le piace e cosa non sopporta della tv? Beh, adesso ci sono tanti tipi di tv, una cosa che mi piace è appunto questa, la varietà dell’offerta, che diventa anche un polo di aggregazione, ma nello stesso tempo, proprio questa varietà crea dispersione e questo è l’aspetto che mi piace meno. La varietà televisiva ha dunque per me una duplice accezione.

Prossimi progetti: c’è qualche novità che la riguarda dal punto di vista professionale? Si, ma non te lo dirò mai! Ci sono dei progetti ma non posso anticipare nulla, anche perché bisogna parlare delle cose solo una volta che si sono realizzate.

Un programma, un format o una rubrica che esulano da quelle che ha condotto fino ad ora e che vorrebbe fare? C’è una sorta di sogno del cassetto da realizzare? Si, c’è un cassetto speciale ma sul desktop del mio pc, è una sorta di angolo segreto in cui nascondo le mie idee, alcune belle, altre magari meno. Fra questi un progetto che prevede di traghettare la realtà nella tv ma in un modo del tutto nuovo, una sorta di affresco della vita in tutte le sue sfaccettature e colori ed un altro, già più concreto, legato a situazioni estreme della vita, ma nulla di morboso. Una sorta di programma di avanguardia.

I suoi rimpianti? Ah, non me li ricordo più i rimpianti!

Conosce il Ravello Festival? E che genere di musica ascolta nel tempo libero o quali altre passioni ha? Conosco il Ravello Festival ma non ci sono mai stato e conosco Ravello: pensare di affacciarmi da quella magnifica terrazza, con quel panorama, già mi fa stare bene. Si assapora e si sente la bellezza. I miei gusti musicali sono rivolti soprattutto alla musica lounge o da ambiente perché mi fa rilassare, oppure canto a squarciagola in auto, musica italiana soprattutto. Sono poi un cultore dei Beatles, conosco a memoria almeno 200 loro canzoni, e mi fanno sentire raccolto, rassicurato. Per le mie altre passioni, mi piace il calcio, tifo Roma, gioco a pallone e amo correre, lo faccio tutte le mattine, dopo aver accompagnato i miei figli a scuola, o corro o cammino, mi piace sentirmi dentro la mia città, osservare la gente. E poi mi piace il cinema, vorrei vedere più film, perché i film diventano necessari per capire quello che sta accadendo intorno, sono sempre inevitabilmente avanti. E poi per il resto ho il lavoro, tre figli, una famiglia. E gli amici, con cui ad esempio stasera andrò una cena.

C’è un grazie che vuole dire oggi Marco Liorni? Ce ne sono tantissimi, sicuramente nella mia vita personale ne dovrei dire tanti, troppi, da un punto di vista professionale ringrazio Cilia, una ex speaker radiofonica con cui lavoro insieme da tanti anni. A lei dico grazie perché da sempre tanto di più di quanto di solito si da nelle situazioni lavorative e mi piacciono le persone che non si risparmiano.

L’intervista con Marco Liorni si chiude qui. Io torno alla mia serata ravellese. Eh si, la Ravello del panorama tutto bellezza e serenità che Marco Liorni, avviandosi ad una cena fra amici, ricorda perfettamente.

(FOTO PER GENTILE CONCESSIONE UFFICIO STAMPA RAI)

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