gennaio 15, 2015 | by Emilia Filocamo
“Sono un perfezionista. Se potessi tornare indietro nel tempo, cambierei sempre qualcosa nei miei lavori”. A Ravello Magazine il “visionario” Edoardo De Angelis

Edoardo De Angelis, il regista Edoardo De Angelis, circa due mesi fa mi stava di fronte, era a pochi passi da me, anzi a pochi gradini, avrei dovuto far alzare solo un paio di persone che mi precedevano composte nella fila o cercare il momento giusto per rivolgergli la parola. Poi, come sempre mi capita, soprattutto per timidezza, ho desistito. Si, forse avrei potuto intervistarlo quella sera stessa, all’Auditorium Oscar Niemeyer di Ravello, praticamente a casa, mentre si raccontava e raccontava Perez affiancato dal talentuoso Marco D’Amore, una delle sue creature nel film. Invece no, ho atteso, come se fosse necessaria una lenta fase di decantazione e poi, dopo diversi contatti rimandati per i suoi prevedibili impegni, finalmente ho soddisfatto la sete che mi ha solleticata fin dalle prime scene di Perez. Nessuna sedia, niente folla, nessuno da far scomodare al mio passaggio, non una mano alzata per imbastire una domanda quando al pubblico in auditorium è stato chiesto di farlo; sono sempre a Ravello, ma c’è un telefono a fare da tramite.

Edoardo, se non fossi nato in Campania, se non fossi vissuto a Caserta, che tipo di regista saresti stato? In che modo le tue origini, il posto da cui provieni ti hanno influenzato ed ispirato? Sono sicuramente stato influenzato totalmente dal posto da cui provengo: ritengo di essere il frutto della terra che ho calpestato, delle persone che ho incontrato, siamo tutti frutto delle esperienze che facciamo e che ci coinvolgono, poi certo, ci sono aspetti che riguardano il singolo individuo, il modo in cui recepisce e vede le cose. Ed il cinema credo sia proprio questo, vedere cose che non tutti vedono, arrivare a qualcosa che poi costituisce l’essenza di questo mestiere.

Quando hai esattamente incontrato il cinema? Come nasce la tua passione? Non è mai stata una passione di tipo tecnico, ero piuttosto alla ricerca di qualcosa da raccontare e di un modo per raccontarlo, così mi sono affacciato a più campi, dalla musica alla recitazione, fino alla scrittura. Però poi, ho capito che il cinema era l’unico mezzo che mi permetteva di creare qualcosa che non esisteva, una sorta di mondo parallelo, oltre ad essere una passione è stata una scelta filosofica di vita.

Il complimento che ti ha fatto Emir Kusturica, definendoti un regista dal “talento visionario” è sicuramente lusinghiero ma credo che dia anche una grande responsabilità: in che modo ti prepari ad un nuovo film, da cosa è costituita la fase di gestazione? In genere seguo un sentimento che ritengo racconti perfettamente un momento preciso, se c’è un insieme di sensazioni o di sentimenti, seguo sempre quello che avverto più forte. La sintesi di questi stimoli si traduce in un pensiero guida. All’inizio è importante la storia, è alla base di tutto, anche se le storie poi possono cambiare, devono comunque esprimere un punto di vista filosofico sul mondo. L’idea guida è preziosa e non la abbandono, perché alla fine io so esattamente cosa sto cercando.

Parlando di Perez, c’è un momento, una scena del film che hai amato particolarmente? Si, c’è una sequenza che mi ha ossessionato a lungo, ed è l’ultimo piano sequenza quando all’alba seguiamo l’auto di Perez: in quel momento anche i contrasti sono ammorbiditi e questo cambiamento è dato dalla fotografia, dai colori, è paragonabile alla sensazione sublime che si avverte nella fase di pre sonno in cui i pensieri più cupi sembrano acquietarsi, ci si lascia alle spalle gli errori, i fallimenti, ci si abbraccia. Anche la musica ha seguito questo scopo in quella fase, diventando ovattata, ma non si tratta certo di serenità assoluta, è solo una sorta di pausa prima della prossima battaglia.

A cosa stai lavorando adesso, puoi anticiparci qualcosa? Non posso dire molto perché sono al lavoro su varie possibilità, tutte in fase embrionale, diciamo che questa è la fase della ricerca, della discussione, del vaglio e delle analisi, c’è più di un progetto a cui tengo e a cui lavoro da anni e sto appunto considerando quale scegliere e portare a compimento.

C’è una storia che vorresti raccontare, magari anche esulando un po’ da quello che è il tuo modo? Sì, la Vita di Gesù, mi piacerebbe molto, ogni tanto ci penso, leggo i Vangeli Apocrifi, sto anche leggendo il racconto della vita di Gesù di Hegel. È una figura che mi affascina tanto, dal punto di vista umano soprattutto.

Conosci il Ravello Festival, ci sei mai stato e che genere di musica ascolti quando lavori o nel tempo libero, o quali sono le tue altre passioni dopo il cinema? Certo, conosco il Ravello Festival da quando c’è Stefano Valanzuolo che conosco da tempo. Ci sono venuto più di una volta. Relativamente alla musica, posso dirti che ascolto poca musica e nel contempo ne ascolto tantissima, nel senso che, se mi innamoro di un artista, sono capace di sentirlo a ripetizione, magari anche la stessa canzone. Dipende molto dai periodi e quasi sempre la musica è collegata a quello a cui sto lavorando. Adesso, ad esempio, sono ossessionato da un suono dello scacciapensieri siciliano, ce l’ho praticamente in testa. I miei hobby? Bere vino, sono un appassionato.

Se potessi tornare indietro nel tempo e nella tua carriera, cosa faresti o cosa non faresti più? Probabilmente farei tutto in modo diverso, non nel senso che rinnego qualcosa, ma semplicemente perché, essendo un perfezionista, credo che farei tutto in modo nuovo, non so, un’inquadratura, un tono di voce. È difficile che, rivedendo le cose che ho fatto, le trovi intoccabili, da regista e da spettatore mi dico sempre che avrei potuto fare meglio.

È l’ultima battuta di Edoardo De Angelis. Una volta chiusa la comunicazione, penso che in fondo, sarebbe stato bello sfruttare l’occasione e rivolgergli le domande guardandolo negli occhi, ma poi mi convinco che, come sempre, per tutto c’è un momento giusto, e per questa intervista il momento doveva essere questo: un freddo lunedì di pausa fra una festività e l’altra.

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