novembre 15, 2014 | by Emilia Filocamo
Stefano Masciarelli ripercorre la sua carriera e anticipa i prossimi impegni

Stefano Masciarelli ricorda Ravello: la ricorda come la ricordano un po’ tutti quando solo si accenna a tre indizi basilari: Wagner, fiori, panorama. Ricorda un palco sospeso, una villa, un giardino e bastano questi “arti” a fare un corpo meraviglioso nato perfetto per natura e per collaborazione di tempo e vicende storiche. Stefano Masciarelli ricorda uno spettacolo di qualche anno fa tenutosi proprio a Ravello: il caso e le coincidenze, che sembrano due costanti della sua vita, tornano prepotenti in questa intervista, condita in maniera piacevole dal suo entusiasmo, dalla gentilezza, dal modo accogliente di rapportarsi alle persone e di renderle partecipi di una vita e di una carriera sbucate in mezzo ad altre strade, ad altre cento probabilmente tutte ugualmente percorribili vista la su energia contagiosa. Quando lo raggiungo al telefono è in coda sul raccordo anulare, per recarsi a doppiare il nuovo film di Natale di Jim Carrey, Scemo + Scemo 2, di cui aveva già doppiato il primo; io sono immersa nella familiare quiete di Ravello che di file, specie in questo periodo, ne ha ben poche o magari condensate nell’orario post pranzo, quando arrivare alla Villa di cui parlava Stefano, ai suoi giardini e al panorama, diventa obbligatorio e momento propizio per godersela, complici le giornate insolitamente miti e calde. Ricostruire il suo curriculum non è necessario, ma è forse necessario capire altre cose e come tutto è cominciato.

Ci racconti in breve chi è Stefano Masciarelli e come nasce il tuo amore per il mondo dello spettacolo? Sei figlio d’arte? Assolutamente no, sono figlio di operai; mia madre una “rimagliatrice” praticamente una sarta specializzata nella chiusura a mano dei calzini, uno di quei mestieri che ormai non esistono più, sostituiti dalle macchine. Mi sono diplomato in elettronica ma essendo da sempre un grande amante del mare, ho preso subito il brevetto da bagnino e ho esercitato questa professione per 5 anni. Poi, da lì, ho cominciato a lavorare con un collega per un’agenzia di investigazioni private, tutto è avvenuto per caso. Durante un turno di lavoro, lessi casualmente di alcuni provini in cui cercavano una voce che imitasse Giovanni Agnelli. Entrammo dove si tenevano i provini ma poi fummo costretti ad andare via perché i provinanti erano una marea. Ritornai in serata e feci il provino, ricordo che allora c’era in fila anche la bellissima Francesca Dellera che fu notata in quel momento e così infatti cominciò tutta la sua carriera. Dal provino passarono circa 15 giorni, ricevetti una telefonata in cui mi dicevano che mi avevano scelto per fare un programma. In realtà io nasco imitatore, è sempre stato un mio talento ed una mia passione, a scuola ricordo che imitavo sia i compagni che i professori. Ma tutto è cominciato con quel provino casuale, poi sono passato alla Tv delle Ragazze e così via.

Teatro, cinema, tv, sono tante le tue attività, ma c’è un posto dove ti senti meglio, dove ti senti a casa? Vedi ogni lavoro ha un aspetto affascinante: il teatro ti offre un’immediatezza notevole tutte le sere, sicuramente sono sere ripetitive ma c’è qualcosa che cambia, di diverso, perché cambia il pubblico ed il pubblico diventa la cartina al tornasole del tuo impegno, dal pubblico capisci subito se stai lavorando bene o meno o se sei sottotono. Il cinema è un’altra delle mie passioni, ho girato un film adesso che andrà in onda a novembre, ma per il cinema il discorso cambia perché il riscontro di quello che hai fatto, di come hai lavorato, lo hai solo dopo 4 o 5 mesi, c’è un tempo di decantazione. Con la tv il riscontro è quasi immediato, nel senso che lo hai il giorno dopo. Ogni frangia dello spettacolo ha un suo fascino, amo il teatro e la musica, ho una band da 22 anni con cui vado in giro, canto e faccio sketch. Questo è il lavoro che amo.

L’incontro che professionalmente ti ha segnato? Ci sono stati tanti incontri, anche negativi. Un’esperienza che catalogo fra quelle non positive è stata quando fui chiamato contemporaneamente per Striscia la notizia e per Domenica In. Io avrei voluto scegliere Striscia ma la mia agente scelse Domenica In. In quell’occasione dovevo essere il conduttore, ma non feci quello per cui ero stato chiamato. Se avessi scelto Striscia, saremmo stati solo in due a condurre, io e Greggio. Poi però, ci sono state le esperienze importanti: la tv delle Ragazze è una di queste, mi ha dato tanto, anche perché così è ufficialmente partita la mia carriera.

E un giorno fra i tanti spesi nel mondo dello spettacolo che ricordi con maggiore affetto? Sicuramente c’è stato un susseguirsi di momenti e di emozioni e sono avvenuti anche incontri scelti dal caso e che non avrei mai potuto immaginare. Uno di questi è stato quello con il grande Alberto Sordi, negli studi di Domenica In, ebbi modo di parlargli come se si trattasse di un amico. Ricordo ancora che la sua voce, splendida ed inconfondibile, mi arrivò all’improvviso alle spalle. C’era una donna delle pulizie, Maria, che Sordi conosceva da tempo e con cui aveva una amichevole confidenza, poiché Maria stava lavando i pavimenti, Sordi esordì con questa battuta: “A Maria, ammazza che culo che c’hai!” E quella voce che mi arrivò all’improvviso è probabilmente uno degli incontri più belli della mia vita. E poi anche quello con il grande Tom Jones, quando arrivò negli studi, non fu accolto come meritava, anzi passò quasi inosservato. Per me era un mito e ho infatti avuto l’onore di esprimergli il mio più grande desiderio, quello di cantare insieme Delilah e infatti lo abbiamo fatto, è stato meraviglioso.

Ci parli dei tuoi prossimi progetti? Certo: A novembre uscirà il film di Carlo Vanzina, “Torno indietro e Cambio vita” con Raoul Bova, Giulia Michelini e Ricky Memphis. Poi sto doppiando come sai già e a gennaio, cominciamo le prove di uno spettacolo teatrale scritto da me e da altri due colleghi e incentrato sulle banche. È un progetto innovativo, una sorta di teatro denuncia, dovremmo debuttare a febbraio e poi fare una serie di tournee random, ma diverse da quelle fatte ad esempio l’anno scorso con Patrizia Pellegrino, in cui c’era un calendario di date fittissimo. Questa è un’operazione sperimentale, scritta da noi, prodotta da noi e noi stessi abbiamo bussato alle porte dei teatri per proporlo. Abbiamo intervistato e raccolto testimonianze da tutte le persone che hanno subito dalle banche e che sono stati gettati in una disperazione tale da ipotizzare o tentare il suicidio, come per il caso Parmalat. Noi reinterpretiamo queste testimonianze, ovviamente dando loro anche una veste da scenetta e poi a fine serata teniamo un dibattito con il pubblico per raccogliere opinioni e testimonianze della gente.

A chi vuole dire grazie oggi Stefano Masciarelli? Oggi lo dico a te che mi hai fatto compagnia e che mi hai permesso di ripercorrere piacevolmente periodi della mia vita e ti ringrazio per questa mezzora di allegria. E dico grazie a chi mi ha dato fiducia e, soprattutto, a chi continuerà a darmela.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654