giugno 7, 2014 | by redazione
Stefano Valanzuolo al forum organizzato dal CorrMezz. Le dichiarazioni / VIDEO

Ravello, Giffoni, Conversazioni di Capri, Napoli Teatro Festival. Quattro realtà culturali della Campania a confronto complice un forum organizzato dal Corriere del Mezzogiorno che ha aperto un dibattito a più voci su progetti di sviluppo e problematiche legate alle singole programmazioni culturali. A rappresentare i quattro festival di successo mercoledì 4 giugno nella redazione del quotidiano napoletano c’erano Stefano Valanzuolo, Claudio Gubitosi, Davide Azzolini e Luca De Fusco che hanno risposto alle domande del direttore Antonio Polito e della redazione cultura e spettacoli del CorrMezz. Ecco un estratto dell’intervista a più voci pubblicata ieri sul quotidiano con le dichiarazioni rese dal direttore generale del Ravello Festival, Stefano Valanzuolo.

I Costi e la produttività quali sono le cifre delle quattro manifestazioni? Per il 2014 il festival estivo costerà circa 2 milioni e mezzo, da giugno a settembre. Poi ci sono le attività di destagionalizzazione con il progetto di un museo diffuso multimediale in 14 comuni della Costiera. Così arriviamo a 3 milioni e mezzo per 60 spettacoli, più le mostre e gli incontri. La nostra struttura ha solo due dipendenti fissi più 15 a progetto. L’anno scorso abbiamo staccato sedicimila biglietti. Ma la sfida sarebbe muovere l’economia in un’altra stagione.

È cambiato molto per la cultura con il passaggio dell’era Bassolino a quella del centrodestra? Personalmente ritengo di no. Non ho inventato io il Ravello Festival, lo dirigo dal 2009 e ho avuto presidenti differenti, da Domenico De Masi che cambiò la formula a Renato Brunetta. Non ho avuto ripercussioni.

Ma se tutto va così bene come mai i festival campani non riescono ad arrivare al livello di attrattori turistici indiscussi come quelli di Avignone e Edimburgo? Forse sarebbe necessario fare rete e lavorare di comune accordo? Bisogna lavorare sulla formazione di un pubblico. Ad esempio Giffoni su questo è più forte perché ha un pubblico altamente specializzato, non massimalista.

Con le istituzioni spesso il rapporto è difficile. Noi abbiamo un unico finanziatore che è la Regione Campania. Con  il botteghino arriviamo a realizzare il 30 per cento dei costi. Anche io sono d’accordo: benedetti fondi europei, ma che difficoltà nella rendicontazione… Meno male che per la legge sull’unicità dell’opera artistica puoi non andare a gara… infatti mi sembra che sia eccessiva la procedura del Forum delle Culture.

Dal momento che i finanziamenti pubblici diventano sempre più esigui, non si potrebbero trovare più sponsor privati? Noi per sette anni abbiamo avuto come sponsor unico il Monte dei Paschi di Siena, poi nel 2009 ci ha lasciato. Da quel momento abbiamo cercato altri sponsor, senza mai trovarne alcuno al sud di Roma. Siamo riusciti ad arrivare al 35 per cento del bilancio totale, ma nell’ultimo anno la quota è in calo. Del resto non c’è nessuna politica di detrazione fiscale come compenso.

Qual è l’idea di cultura alla base dei vostri festival? Io non ho inventato il festival ma De Masi ha avuto il merito di allargarne i confini. Era nato come manifestazione wagneriana, ma in realtà la vera idea geniale è stata quella di un funzionario dell’Ept di Salerno: costruire un palco a strapiombo sul mare.

Il fiore all’occhiello delle dizione 2014? Ci sono tanti appuntamenti formidabili, ma raccomando il concerto del 31 luglio con immagini e su musiche di Alexandre Desplat.

Una parte dell’intervista a Valanzuolo

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