novembre 10, 2014 | by Emilia Filocamo
Storia di Maurizio Amigoni, artista dell’entusiasmo

La prima cosa che arriva di Maurizio Amigoni, artista tout court, cantante, attore, doppiatore, entusiasta di ogni aspetto artistico della vita, e non potrebbe essere diversamente trattandosi di un’intervista telefonica, è la sua voce. Ma non è di quelle che passano, no. La sua voce ha un tempo di fermentazione, si deposita, penetra, resta. Si fa ricordare. È una di quelle voci da cui vorresti sentirti raccontare una favola, una vecchia storia di paese, una leggenda o da cui vorresti ti giungesse una verità inaspettata, una rivelazione capace di cambiarti la vita. Poi, subito dopo, veicolata dal mezzo perfetto che ha a disposizione, arriva la sua energia: spiazzante, coinvolgente, contagiosa. Al punto tale che seguirlo non diventa più un “dovere” di lavoro, ma un modo per trascorrere il tempo piacevolmente e per imparare tanto. Nel primissimo pomeriggio le sue risposte sono chiare, complete, divertenti e mettono in luce un uomo che continua a definirsi non super famoso, con un cognome che potrebbe non evocare nulla. Eppure è proprio dalle sue parole che si scoprono tutti i nomi che hanno affiancato il suo per circostanze lavorative. Da Woody Allen a Gigi Proietti, da Luca Barbareschi a Penelope Cruz passando per Luca Ronconi, Gastone Moschin e tanti altri. L’impressione che ho, nonostante lui sostenga più volte che a fare troppe cose si rischia di non farne bene nessuna, è di un talento malleabile, cangiante che necessita di più strade e tempi per potersi esprimere compiutamente e soddisfare la propria sete.

Chi è Maurizio Amigoni? Guarda, ti rispondo senza mezze misure: Maurizio Amigoni è un gran casino. Nel senso che, di sicuro, non ho talento nel dipingere o nel danzare, ma ho una sconfinata passione per la musica, la recitazione e la comunicazione e di questo devo ringraziare mio zio che a 13 anni mi portò, per la prima delle mie tante volte, negli States per alcuni mesi. Io non ero mai uscito da Cremona, ero così ingenuo e sprovveduto da aver addirittura scambiato l’aeroporto John Fitzgerald Kennedy con il centro di New York. La prima volta per me: grattacieli, hamburger con una miriade di salse diverse, mille tipi di coca-cola, ristoranti ed hotel famosi, le highway, i macchinoni, Broadway, vedere live il basket NBA, il torneo di tennis a Miami e…tanta musica. Una sera mi portarono a sentire dal vivo Burt Bacharach che si esibiva con Dionne Warwick e a distanza di qualche mese fu la volta dell’esibizione di Frank Sinatra. Ecco, quella è stata la mia folgorazione sulla via di Damasco, nel senso che da quel momento è nata e si è sviluppata la mia passione per lo swing che mi ha ammaliato non solo come gusto musicale, ma anche come stile di vita, come modo di porsi, di parlare. Precisiamo subito che odio gli stereotipi, le definizioni e musica di questo genere viene magari banalmente etichettata come evergreen, perché lo è. Comunque, una volta rientrato in Italia, ho iniziato ad appassionarmi allo swing, al cool jazz e poi anche al “recitato” ed a tutte le voci di allora, non solo di cantanti, ma di doppiatori ed attori noti come Arnoldo Foà, Paolo Ferrari, Nando Gazzolo, Riccardo Cucciolla. La vita ed il destino poi hanno fatto il resto, perché ho avuto l’occasione di lavorare con Arnoldo Foà, con cui ho fatto un turno di doppiaggio, confrontandomi con quella voce calda, quel tono naturale, quell’eloquio non impostato ma efficace che spesso ascoltavo in poltrona a casa e di conoscere Nando Gazzolo, visto che ho lavorato a teatro con suo figlio Matteo, attore e musicista.

Questo fu l’inizio di una nuova avventura? Si. Così partì l’avventura come doppiatore e soprattutto come voice over nei trailer coming soon, nelle interviste tradotte e nei documentari. Di lì poi il passaggio nelle radio private come speaker ed alle discoteche come dj. Ho lavorato prima in alcuni locali e radio di Cremona, poi a Milano con Radio Peter Flowers, 101 e con grandi nomi come Linus, Marco Galli, Mario Panda e Franco Lazzari. Da lì ho iniziato a studiare recitazione sul serio, frequentando laboratori dell’Actors Studio tra U.S.A. ed Italia. A questo punto l’esperienza come modello ed attore negli spot televisivi e nelle pubblicità su giornali e riviste. Tanti e per aziende nazionali ed internazionali, con varie partner tra cui Nancy Brilli, Nadia Rinaldi, Helene Nardini e con regie importanti come Nanni Loy, Carlo Verdone, Tonino Delli Colli e scatti con fotografi famosi. Successivamente è arrivato il cinema, il teatro, le fiction con Via Montenapoleone, Blue hour, Dis moi, Cinquecento, Verdi, To Rome with love, Noi due, Due dozzine di rose scarlatte, La giornata di uno scrutatore, Te’ in casa Dolby, Il mistero della casa stregata, l’ Avvocato Porta, Sei Forte Maestro, Cronaca nera, Linda e il brigadiere, Provincia segreta, Un posto al sole, Carabinieri, Un medico in famiglia, Il commissario Rex ed altro ancora con tanti colleghi di grande talento, come Paolo Triestino, Emanuela Grimalda, Marina Suma, Barbara Bouchet, Ernesto Mahieux, Ornella Muti, Terence Hill, ecc. Le passioni sono talmente tante, che per questo ti confermo che è un casino definirmi e ricordare tutto. E tra l’altro non mi piace ne parlare troppo di ricordi né tantomeno farmi inquadrare. Ciò che mi rende felice è che ho avuto un bel po’ soddisfazioni, nel senso che la curiosità mi ha spinto a tentare quasi tutto e molto lo devo anche alla faccia da schiaffi che mi ritrovo. Sono felice di questo, covo tantissime aspirazioni e tendo a non fermarmi mai, anzi appena avrò tempo cercherò’ di portare a termine anche altri progetti. 

Sei anche uno scrittore giusto? Scrivi sceneggiature. Ho scritto due romanzi e già nel momento in cui li scrivevo, li immaginavo trascritti come sceneggiature, quindi li vedevo già sotto forma di immagini. Nella scrittura sono molto sintetico, frammentato, senza ridondanza di aggettivazioni o forme pleonastiche, utilizzo sempre periodi incisivi, brevi, a differenza di quando parlo perché tendo ad essere prolisso ed impetuoso. Di sicuro in questo per me la scrittura ha anche un qualcosa di terapeutico. Ho scritto appunto due romanzi, Deseado che è stato anche molto apprezzato dall’Ambasciatrice argentina in Italia, che non a caso è proprio di quella regione, la provincia di Misiones sulle cascate dell’Iguazù, dove è ambientata la storia e poi ho scritto Prove di Astuzia, romanzo con seconde letture, che narra di 5 amici e di una classica città di provincia, tra un presunto Kandisky, un bordello di lusso oltre confine e la fuga dalla noia e dalla consapevolezza inespressa dei loro fallimenti. La scrittura è un’altra delle mie passioni che mi ha dato risultati insperati. Ad esempio una poesia che ho scritto, è apparsa, anche tradotta in inglese ed in spagnolo, in una raccolta intitolata Desaparecidos-Vite rubate, dedicata a tutte le persone scomparse durante le dittature cilene ed argentine ed è accanto a poesie di Alda Merini e di altri importanti poeti latino-americani. Al punto tale che mi sono sorpreso io stesso di come sia potuto accadere. 

L’incontro che professionalmente ti ha segnato? Di sicuro quello avvenuto 3 anni fa sul set di To Rome with Love di Woody Allen. Vedermi diretto da un genio indiscusso come lui è stato fantastico e poi ho conosciuto persone speciali come Penelope Cruz, che di tanto in tanto mi faceva tenere in braccio il figlio Leonardo e poi scattava delle foto da mandare al compagno, Javier Bardem. Oppure penso all’incontro con Gigi Proietti, bravissimo ed umile e la mitica Barbara Bouchet. Ma sicuramente l’incontro più emozionante è stato a Terni con Gastone Moschin e Valeria Fabrizi, durante le riprese di Sei Forte Maestro, e con il resto del cast, con Emanuela Grimalda, di cui interpretavo il marito. Tra i tanti, Emilo Solfrizzi, Massimo Ciavarro, Gaia De Laurentiis ed il regista Fabrizio Giordani sono persone molto piacevoli. Non potrò mai dimenticare una sera in cui ero a cena a Terni con Valeria Fabrizi che mi parlava di Walter Chiari e del Quartetto Cetra e con Gastone Moschin che mi raccontava aneddoti di Ugo Tognazzi, Renzo Montagnani o di Adolfo Celi sul set di Amici Miei. Anche nella musica è stato così: ho cominciato nei villaggi vacanze, cantando nei piano-bar e nelle commedie musicali e poi due anni fa c’è stato un contest (Pov MusicLab) a cui ho partecipato con una cover e un inedito, che non ha vinto ma è arrivato alla fase finale. Il mio brano Can’t you see (c’e’ il videoclip su Youtube) è piaciuto tanto ed è stato inserito in una compilation al fianco di brani di Stefano Bollani ed è anche stato scelto come base per uno spot di un’agenzia di viaggi. Insomma, non mi pare poco. Continuando nel solco musicale, adesso ho un progetto discografico con la cantante soul Habaka che vive fra Milano e gli States e fa concerti blues e gospel in mezza Europa e con lei e l’amico saxofonista Nick Mantovani ed un quartetto, vorremmo realizzare  delle cover, per un progetto charity. Insomma la fantasia e l’entusiasmo non mi mancano. 

Hai realizzato quasi tutti i tuoi sogni, ma se non avessi fatto questo, se non fossi diventato un artista, oggi saresti? Insomma esisteva un Piano B? Probabilmente mi sarei dedicato alla comunicazione e al marketing o sarei stato un counselor, perché questo è un settore che mi incuriosisce molto e che ho esplorato in America, dove da adulto ho vissuto per qualche anno. Ma c’era anche un piano C, quello dei miei che mi volevano impiegato in banca o professore. Mio padre era ragioniere ed era un uomo di ufficio. Mia madre lavorava in un negozio di abbigliamento. E poi avendo i cugini  avvocati e professori, era quasi un destino segnato. Ricordo che furono loro a raccomandarmi per un concorso in banca ma quando, il giorno del concorso, mi fu chiesto perché fossi lì, risposi che non mi importava nulla di quel concorso, che le banche non mi piacevano (già da allora avevo le idee chiare, vedi) e che ero stato raccomandato!  E così si infranse il sogno dei miei ma iniziò il mio. 

C’è qualcosa, un ruolo che non hai interpretato e che ti piacerebbe interpretare? Spesso sono stato vicino ad interpretare ruoli molto importanti ma se devo sognare, mi piacerebbe fare Americani (Glengarry Glen Ross) di David Mamet, commediografo, sceneggiatore e regista i cui diritti sono stai presi in Italia da Luca Barbareschi oppure in un altro suo testo stupendo come Variazioni sull’anatra (Duck variations). Io amo il teatro come vita, il teatro non declamato, non impostato, non pieno di pathos estremo, perché quello mi annoia e non lo sopporto proprio, esattamente come tutte le cose troppo snob e post radical chic. Poi se devo proprio sognare in grande, mi piacerebbe recitare con Robert De Niro e spesso, lo ammetto, mi sveglio dopo aver sognato di duettare sul palco con il redivivo Frank Sinatra. Ma in fondo sto bene così, perché so che tutto quello che ho fatto e realizzato è una cosa mia, a prescindere dai risultati. È roba mia, che sento dentro e che so che mi appartiene. 

A chi vuoi dire grazie oggi? Alla mia compagna che mi sprona da 4 anni e poi soprattutto a mia madre che mi ha sostenuto molto ed a lungo, nonostante il desiderio suo e di mio padre di vedermi nei panni di un tranquillo impiegato di banca o di uno stimato professore. Ad un certo punto anche loro si sono arresi e hanno capito che questa era la mia strada, anzi mi ha riempito di emozione accorgermi che spesso mio padre parlava con orgoglio di me in mia assenza e vedere mia madre che ancor oggi si commuove per me ed è partecipe attivamente di tutta la mia vita. Ringrazio gli episodi e le persone, gli artisti che mi hanno folgorato, dal primo concerto di Bacharach a quello di Sinatra, ai primissimi sceneggiati televisivi visti ed interpretati da Giancarlo Zanetti, di Alberto Lupo, di Ferruccio De Ceresa o di Giorgio Albertazzi e che avevano colonne sonore incantevoli a firma Berto Pisano o Ennio Morricone, per citarne due. Tanto avrò sicuramente dimenticato qualcuno ed anche qualcosa di mio in questa gradita intervista. Te l’ho detto che sono un casino e non riesco ad essere ordinato o metodico: nemmeno sono in grado di compilare la lista della spesa il sabato, figurati! Ecco Maurizio Amigoni.

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