ottobre 10, 2014 | by Emilia Filocamo
Storia semiseria del Comico Massimiliano Galligani: da fabbro a Zelig, da attore per Benigni e Virzì a star di sitcom e webcomedy

Martedì pomeriggio, uno dei tanti se non fosse che dalle 14,00 alle 14,30, ho sorriso, riso e mi sono divertita. L’ho fatto spontaneamente, nessuna forzatura, nessuna esagerazione, l’ho fatto in maniera piacevole, sfiorata e contagiata dalla semplicità e dalla comicità dell’attore e comico appunto Massimiliano Galligani. Quando lo raggiungo al telefono, siamo già stati virtualmente presentati dal regista di uno dei suoi ultimi lavori, Funk azzisti, sitcom di nuova generazione e destinata ad impattare più che positivamente il pubblico; il trait d’union è infatti Marco Limberti, il “Limbo” come lo chiamerà Massimiliano un paio di volte. Massimiliano è un uomo di talento, un artista surreale che già conquista per quel suo accento toscano, pratese, come “ Benigni e Marco Limberti” sottolineerà più avanti, si offre alla mano ed estremamente disponibile. Alle prime domande, avverto nel suo respiro un po’ di affanno, mi rivela di essere impegnato a fare giardinaggio, quando gli chiedo se non sia il caso di posticipare l’intervista, per garantirgli almeno un po’ di fiato in più, lui mi spiega che si sta solo divertendo, che per lui quello è un gioco, un piacevole passatempo e, dunque, che va bene così. Così l’intervista procede spedita ed alternata dai miei sorrisi, tanti in verità. Decido tuttavia di riservarmi una domanda da fargli soltanto alla fine, quando gli avrò chiesto tutto il resto.

Marco, cosa vuol dire essere un comico oggi, di questi tempi? La gente ha davvero così tanta voglia di ridere in questo momento? «Credo che oggi ci sia più bisogno di ridere che in qualsiasi altro momento storico, assolutamente. Per me fare il comico significa innanzitutto vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, ma attenzione, è un lavoro difficile, complesso, non è semplice far ridere la gente. Ma quando ci riesci, non c’è nulla di più divertente. E’ un po’ come ballare, prima di lanciarti in pista devi imparare, per forza. Così si impara anche ad essere comici».

Sei figlio d’arte? Oppure la comicità ed il desiderio di fare questo mestiere così particolare, ti sono esplosi dentro senza precedenti in famiglia? «No, non sono figlio d’arte, ma respiravo arte comunque in casa, sebbene sotto una forma completamente diversa. Mio padre era un artista a suo modo, un maestro di ferro battuto e mi sono trovato spesso a lavorare con lui, anche per lavori che andavano nell’ambito dell’arte contemporanea. Poi a 18 anni, sono entrato nella scuola di recitazione, la scuola di formazione del Teatro Metastasio, una scuola di livello alto, assolutamente importante. Sono rimasto lì per circa 3 anni, poi, all’improvviso, mi sono reso conto che gli altri allievi venivano lì e facevano teatro a scopo terapeutico, era una sorta di covo per depressi! Io che sono sempre stato una persona positiva ,non riuscivo più a starci e così mi sono innamorato della comicità che, a parer mio ,è molto più complessa .Vedi, in teatro il pubblico ha un ruolo passivo, nel cabaret no, è diverso. Lì il pubblico è attivo e più partecipa, più ride, più il comico è grande e sa che sta andando nella direzione giusta».

Qual è stato il tuo primo lavoro? O quello che racconti con maggiore affetto? «Il primo lavoro, uno dei più belli, è stato sicuramente Baci e Abbracci di Paolo Virzì, un film molto splendido in cui avevo anche un ruolo interessante. E’ stato anche quello il periodo in cui mi sono legato molto all’artista Carlo Monni, ormai scomparso purtroppo, anche lui molto attivo sia al cinema che in teatro. Un artista che mi ha insegnato tanto. Quello che però davvero mi esalta sono gli spettacoli live ed il cabaret in piazza, magari in queste occasioni conosci davvero i peggiori, personaggi assurdi, ma sono proprio questi spettacoli che ti danno tanto e sono quelli da cui puoi attingere per imparare moltissimo».

L’incontro che ti ha segnato professionalmente? «Ma sicuramente uno dei più belli è stato quello con Benigni, sul set di Pinocchio. Lui è pratese come me, bene siamo rimasti per 13 giorni insieme ed è stato splendido poter intrattenerci a parlare della nostra città. Poi di incontri ce ne sono stati tantissimi nell’arco della mia vita e della mia carriera, e da ognuno ho attinto qualcosa di importante, anzi, gli incontri ti influenzano e ti cambiano completamente, perché devi essere sempre come una spugna, pronto a recepire tutto. A volte mi dico: “Cavolo! Ma questa non è una cosa mia, sembro quello…”. E così d’impatto mi rendo conto di quanto ho subito quella determinata influenza, una cosa bellissima.

Visto che è stato il nostro gancio per questa intervista, credo sia doveroso chiederti come nasce la tua collaborazione per Funk azzisti con il regista Marco Limberti «Io del “Limbo” sono sempre stato innamorato, artisticamente parlando. Anche lui è di Prato. Lo stimavo già prima di conoscerlo direttamente perché Marco ha lavorato con il grande Francesco Nuti e, a parte questo, lo ammiravo per la potenza delle riprese, per il suo modo di fare regia. E l’ho sempre corteggiato artisticamente, sperando che il sentimento fosse ricambiato. Poi ci siamo finalmente incontrati in occasione di un video musicale e lui mi ha “ provato”, io ero il comico del video e così, mi ha scelto per Funk azzisti, questa sitcom la cui lavorazione sta davvero procedendo con il vento in poppa e che mi auguro possa ottenere risultati lusinghieri, così come merita. E poi a lavorare con Marco c’è un godimento esagerato, ci si diverte e lui da tanta libertà. Stiamo anche lavorando insieme ad un altro progetto, molto interessante, che uscirà fra la metà e la fine di Ottobre: si tratta di Lui, Lei & L’altro, è una web comedy dai risultati esilaranti. Sono presenti molti attori del cast della soap napoletana Un posto al Sole che hanno appunto deciso di provarsi su un terreno nuovo, comico. Loro interpretano, come è giusto, la parte dei belli, io che sono nato brutto, rappresento il contraltare di questo aspetto, rappresento il grezzo. Ecco, la comicità di questa serie è tutta giocata su questa divisione quasi manichea fra bellezza e bruttezza, fra ordine, organizzazione e perfezione e disordine totale, fra cura estrema della persona ed aberrazione estrema».

E la tua esperienza a Zelig come è stata e cosa ha rappresentato per te? Ce la puoi raccontare? «Guarda, forse ti deluderò ma considero l’esperienza di Zelig, ormai passata e conclusa, come un puro esercizio di stile perché poi, alla fine, non mi ha lasciato nulla. Per carità, è un ottimo prodotto, con grandi autori e belle idee, ma di certo non ha fatto esplodere il mio curriculum, semplicemente sta là».

Il cinema è l’altra tua grande passione dopo il cabaret ed il teatro. Pensi di farne ancora in futuro? «Cinema e teatro vanno sempre alternati, è una cosa che mi piace e che mi fa stare bene, anzi per essere precisi andrebbero alternati cinema, tv, spettacoli dal vivo e poi cabaret. Sono tutti e quattro fondamentali per l’arte di un comico, anzi bisognerebbe dedicarsi tre mesi a ciascuno di essi, ma sai, riuscirci, è una cosa assolutamente impossibile.

I tuoi prossimi progetti? «Il 13 Ottobre inizierò a girare un film come coprotagonista e finirò il 10 di Novembre, poi andrò a lavorare con Marco Limberti. Devo dire, e mi bacio i gomiti, che questo per me è un periodo davvero pieno, in cui sto lavorando tanto. Il film in questione si chiama Basta Poco è stato scritto da Andrea Muzzi e Tommaso Santi, è un film particolare, una commedia il cui tema fondamentale si basa sulla ricerca della felicità ed ha un cast importantissimo. E’ stato scritto in collaborazione con Ugo Chiti ed è prodotto da l’Alba Produzioni di Sandro Frezza, la scrittura di Chiti è una chicca, un privilegio visto che ha scritto per Alessandro Benvenuti e per Francesco Nuti. Muzzi è un po’ il pupillo non solo di Benvenuti ma anche della grande Athina Cenci e con questo film Chiti è tornato al cinema dopo tanto tempo e ti assicuro che avere la sua scrittura è un regalo grandissimo. Nel cast ci sono anche Ninni Bruscetta, Daniela Poggi, Daniela Morozzi, Paolo Hendel ed Isabella Cecchi, più altri da definire. Il film è low budget ma sono certo che ampio riscontro».

A chi vuoi dire grazie in questo momento? «Grazie? Lo dico a me stesso perché non mi ha mai aiutato nessuno, non ho mai avuto un solo Santo in Paradiso, una raccomandazione. Anzi, forse non devo dire nemmeno grazie a me stesso. Un po’ come per Marco Limberti, siamo un gruppo che non è mai stato aiutato o sostenuto da nessuno, una cooperativa di disgraziati senza spinte ma con tante pedate nel sedere. Tuttavia ce l’abbiamo fatta e forse è stato proprio meglio così, perché abbiamo fatto tutto da soli. Anzi, ringrazio di essere nato così povero, è stata forse la cosa migliore».

Massimiliano, come ti vedi fra 20 anni? «Fra 20 anni? Spero di avere la stessa gioia di montare sul palco, fra 20 anni ne avrò sessanta, voglio solo fare questo mestiere e divertirmi anche perché non ce la farei proprio a smettere. Questo lavoro è come l’eroina».

Posso farti finalmente una domanda che mi sono tenuta per la fine? Ho letto sul tuo sito ed ho riso tanto il messaggio “Sono apparso alla Madonna”. Perché l’hai scritto e cosa significa? «Ah, quello! Perché ho riutilizzato una frase scritta tempo fa da Carmelo Bene. In verità, anche io 4 o 5 anni fa, avevo scritto una frase storica e quando la postai sui social network, anche su facebook, ottenni un consenso incredibile anche da autori e scrittori famosi che ho fra gli amici. Ecco io scrissi “ Sono apparso a Paolo Brosio!” ma perché sai bene che Brosio vede la Madonna ovunque! No , dai, a parte gli scherzi , io sono ateo ma rispetto gli altri. Ho inserito questa frase sul mio sito perché, oltre a farmi ridere, forse mi faceva sembrare più scemo di quello che sono».

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