novembre 10, 2015 | by Emilia Filocamo
“Sublime. È la prima parola che mi è venuta in mente guardando il panorama di Ravello”. Comincia con Jun Ichikawa, il focus sui protagonisti di Squadra Antimafia 7

Ravello diventa spesso punto di partenza, e non solo di arrivo nel percorso delle mie interviste. È come se fosse un passaggio obbligato, non contano spesso l’argomento, l’inizio del discorso, si arriva sempre lì, come in un labirinto a giorno e la soluzione del dedalo, intricatissimo, fa quasi sempre rima con il nostro scenario inconfondibile, con i pini marittimi e gli scorci a cui siamo, o meglio fingiamo, di essere abituati. Quando raggiungo al telefono la bellissima attrice Jun Ichikawa siamo a poche ore dal debutto serale del suo personaggio nella fortunatissima serie Squadra Antimafia 7. Parliamo di cast, di recitazione, di ruoli, di difficoltà e di culture diverse per poi approdare qui, a casa mia, con una passeggiata ed un panorama di sottofondo.

Jun, la mia prima domanda è dedicata al tuo personaggio. Puoi parlarci del tuo ruolo in Squadra Antimafia 7? Il mio personaggio è Aiman Mailin, una donna kazaka moglie di uno scienziato italiano che ha scoperto cose gravissime appunto in Kazakistan. I due sono in fuga dal loro paese per provare a diffondere la notizia. L’episodio che andrà in onda stasera sarà caratterizzato anche da scene dinamiche e da inseguimenti, io e mio marito saremo costretti a dividerci ed io necessiterò di essere protetta.

Da addetta ai lavori, qual è secondo te il segreto del successo di questa serie? In realtà avendo partecipato ad un solo episodio, non posso avere un’idea complessiva ma, seguendolo anche come spettatrice, posso dirti che è un prodotto fatto bene dal punto di vista tecnico e che la storia è assolutamente avvincente. Il cast è affiatato e il tema è attualissimo, lo spettatore ha facile accesso alla storia ed entra subito nell’atmosfera. I ruoli poi sono stati costruiti alla perfezione. Lo spettatore non è uno stupido, sa selezionare, scegliere. E poi anche l’atmosfera è molto vicina a quella adrenalinica delle serie americane, così come il ritmo.

Che rapporto hai con il cast? Hai ricevuto consigli, aiuto non so magari da Marco Bocci? Ho girato poco con i ragazzi ma nel breve tempo che ci siamo incrociati, abbiamo spesso parlato di altro. Devo dire che tutto lo staff mi ha aiutato tantissimo, la difficoltà è stata per me rendere perfettamente l’accento russo, essendo orientale. Avevo quasi sempre avuto ruoli cinesi o giapponesi, ma sono stata supportata e mi auguro che questa sera il lavoro che ho fatto si avverta.

Sei stata scelta dal grande Olmi come protagonista di Cantando dietro i paraventi: come hai vissuto quell’esperienza? Olmi è un maestro con la m maiuscola che mi ha voluta  per il mio primo film da protagonista. Sono stati 4 mesi intensissimi di riprese fra il  Montenegro e Roma. Da lui ho imparato le cose fondamentali: come stare sul set, come comportarmi, le dinamiche e i ruoli da rispettare. Olmi ha un modo molto originale di lavorare, gli attori non devono conoscere la sceneggiatura: ricordo ancora qualche foto di scena in cui da una parte c’è Bud Spencer che gli chiede qualcosa e lui dall’altra seccato che non vuole rivelare troppo. Olmi stesso mi ha dato tanti consigli, oltre al resto del cast, ovviamente. Insomma c’è stato un rapporto di empatia, quando arrivavo sul set mi diceva solo di avere fiducia. All’inizio ero disorientata, poi mi sono affidata totalmente a lui. Ed è andata benissimo. È stata un’esperienza incredibile che consiglierei a qualsiasi attore: Ermanno Olmi, oltre ad essere un maestro è un uomo di una spiritualità incredibile ed io ho avuto la fortuna di essere la protagonista di un capolavoro.

Sei un mix di culture: in che modo questo ti ha agevolata nel lavoro e cosa hai portato nei ruoli che hai interpretato della tua cultura giapponese? Sono nata in Giappone e poi sono venuta in Italia. I ruoli da orientale in Italia non sono molti e devo dire che in passato ho avuto momenti difficili. Nonostante ciò, in seguito, sono stata scelta anche per ruoli non orientali come nei Ris, progetto con un respiro chiaramente internazionale. Per quanto riguarda il mio ruolo nel film  “Volevo solo dormirle addosso”, sono stata scelta perché ero perfetta per interpretare il ruolo della manager dura, rigida, ero una cino-francese. Sono davvero grata a quanti hanno creduto in me e a chi mi ha dato delle opportunità.

Cosa ti aspetta dopo Squadra Antimafia 7? Sto finendo di girare una nuova serie, l’Allieva, per la regia di Luca Ribuoli. Tratta dai romanzi di Alessia Gazzola e prodotta dalla Endemol, racconta di Alice, interpretata da Alessandra Mastronardi, una specializzanda in medicina legale che, spinta dal suo amore per il mistero, si intrufola in casi che non la riguardano. Nel cast ci sono anche Martina Stella e Lino Guanciale. Io interpreto Yukino e sono la coinquilina giapponese di Alice: sono una casinista, infatti, come ha detto il regista mentre Alice è portatrice di gioia, io sono una portatrice di caos. È una sfida nuova ed intrigante. Luca Ribuoli, come ha dimostrato anche in Grand Hotel, è molto bravo a dirigere e poi con lui si gira ad una velocità incredibile.

Quando andrà in onda? Credo in primavera, è stato girato a Roma, mentre gli interni negli ex Studi De Paolis di via Tiburtina. C’è un cast giovane: Luca Ribuoli ama gli attori giovani, spesso rischia anche perché sceglie attori non famosi ma lo fa con talento dando grandi opportunità.

Sei mai stata a Ravello? Ti andrebbe di provare ad indovinare il tema del prossimo Ravello Festival? Conosco Ravello, ci sono stata l’ultima volta 4 anni fa, ma non ho mai partecipato al Ravello Festival. Mi ha colpito la bellezza del posto, e vorrei tornarci. Come tema per il prossimo anno suggerirei “Il Sublime”: è la prima sensazione che ho avvertito arrivando e guardando il vostro splendido panorama. È perfetta come scenografia per una ispirazione romantica. (la foto in evidenza è di Gabriele Paoli)

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