maggio 29, 2015 | by Emilia Filocamo
“Sul set di ‘In nome del popolo sovrano’ sono riuscita a far ridere Alberto Sordi”. In esclusiva la vulcanica Elena Berera un’artista a tuttotondo

Se dovessi dare una definizione di entusiasmo, e nel termine entusiasmo faccio rientrare più accezioni, comprendendo quindi la gioia di vivere, di scoprirsi, di lanciarsi  e di sfidarsi, allora farei declinare, rimare e combaciare questo sostantivo con il nome di Elena Berera. Non credo ci sia altro da cercare per rendere tangibile, per esprimere e comunicare l’energia, la vivacità e la passione che questa artista completa, nella vera definizione del termine, mette in tutto ciò che fa. Un entusiasmo condito di un coraggio e di una voglia di misurarsi con se stessa non comuni, una dote che le ha permesso di diversificarsi, di essere soubrette, ballerina, di dedicarsi alla lirica e di arricchire il suo mestiere di attrice di sfumature nuove, nate da un bisogno eccezionale, straordinario di consegnarsi al pubblico. Elena Berera è arte in movimento, arte che seduce con l’incanto dell’ironia, della voce e della passione, da un palco di una commedia brillante e da quello di un grande dramma. Affascinante, bellissima, cangiante, camaleontica, energica, vivace, spontanea, con un curriculum di tutto rispetto ed aneddoti che la associano ai grandi, da Sordi a Proietti, passando per Montesano. Ascoltarla è imparare ad avere coraggio, a non arrendersi, è  avere una straordinaria ammirazione per una donna che non sa dire di no all’arte, che le si offre duttile, malleabile e pronta, plasmabile come creta.

Elena, il nostro magazine è legato al Ravello Festival, che è soprattutto musica. Qual è il tuo rapporto con la musica e come nasce? Il mio rapporto con la musica è iniziato esattamente 7 anni fa. Per me era soprattutto una curiosità che mi portava in un territorio diverso da quello della soubrette. Così ho iniziato lirica e come conseguenza diretta sono arrivate le esperienze al Teatro Regio di Torino e i ruoli meravigliosi di Elettra o di Salomè. Fare lirica è stato un impatto incredibile, una scarica di adrenalina inesprimibile, avevo già fatto la ballerina per tanti anni, ma questo mi ha arricchita ulteriormente. In fondo la musica è il mio modo per sperimentare gli altri, quando voglio conoscere una persona, entrare in sintonia con lei, la prima cosa che faccio, è condividere della musica. È il mio linguaggio, è tutto.

Ballerina, attrice, soubrette, cantante, ma quando Elena Berera è davvero a suo agio? Ti dirò che mi sento a mio agio nella lirica così come mi sono sentita a mio agio nel teatro leggero di prosa; ho fatto tante commedie musicali, al Sistina e in altri grandi teatri e ho avuto il grande privilegio di lavorare con i grandi, da Proietti a Montesano. È stato così che ho scoperto la mia grande verve comica, ironica, anche se adesso, proprio nell’ambito della lirica, mi sto misurando con un ruolo drammatico e meraviglioso, quello della Salomè.

Puoi anticipare i tuoi prossimi progetti? Ho un progetto interessante proposto dal Teatro dell’Angelo, da Antonello Avallone, è un monologo sulla Callas che racconta la sua masterclass alla Juillard. La straordinaria coincidenza è che quando studiavo lirica, ascoltavo questi cd della sua masterclass a ripetizione. Credo sarà messo in scena ad ottobre, il monologo sarà ovviamente intervallato da arie. Per quanto riguarda invece il cinema, proprio oggi ho un incontro con un produttore e chissà.

Il momento che ricordi con maggiore affetto, facendo una carrellata su tutta la tua carriera? Un giorno che mi porto nel cuore con gioia ed orgoglio è quello in cui ho avuto l’occasione di stare accanto ad Alberto Sordi nel film di Luigi Magni “In Nome del Popolo sovrano”. Alberto Sordi mi diceva una cosa, mi dava la battuta ed io dovevo rispondergli e ricordo che facemmo almeno 3 ciak in quell’occasione perché Sordi mi confidò che il mio modo di dire quella battuta lo facevo ridere. Insomma io ho fatto ridere Alberto Sordi! E poi mi porto nel cuore l’esperienza con Gigi Proietti, da ballerina ho fatto il mio primo ruolo di attrice con lui nei “Sette re di Roma”, e quello per me è stato il battesimo di fuoco come attrice. E poi ancora la Salomè, un ruolo così bello e complesso che ho deciso di iscrivermi ad un corso di Aikido per affrontare la parte e contenere la paura, una scelta che mi ha portato ad ottenere anche una cintura. Adesso mi aspetta la Callas, un ruolo andato a Fanny Ardant, a Meryl Streep. Chiunque altra, davanti a simili precedenti, si sarebbe scoraggiata. Ma io mi lancio, sono una persona che ama sfidarsi. Al massimo prenderò un’altra cintura Aikido!

Che tipo di spettatrice sei invece? Le cose che guardo dipendono molto dalla mia vita, da ciò che mi serve anche professionalmente. Da ballerina prima guardavo ogni cosa relativa alla danza, poi come attrice comica mi sono preparata su tutta la commedia francese. Per quanto sia un’istintiva mi piace essere preparata. Ho affinato tutto con l’esperienza. Da un po’ di tempo amo guardare i programmi di approfondimento politico e per quanto riguarda il cinema non guardo i film italiani, se non pochi, quelli che davvero mi lasciano qualcosa, magari delle chicche introvabili.

Elena Berera ha ancora un sogno nel cassetto? Sì, ci sarebbe. Il regista Carmine D’Agostino mi ha proposto di essere una donna che racconta le donne e di prendere spunto dai testi di alcune scrittrici come da Paura di Volare di Erika Jong. La Jong non a caso diceva che la donna è sempre stata descritta dagli uomini, sarebbe quindi perfetto e nuovo far descrivere una donna, con tutta la sua materialità, con i difetti, le fragilità e le paure da parte di una donna. D’Agostino mi ha proposto un progetto nuovo nel quale saranno inserite anche celebri figure del mondo lirico.

L’intervista con Elena Berera si chiude qui, con un altro sogno, una nuova sfida. È bello sentire una donna che parla di donne e alle donne. Ma di certo Elena Berera non è una donna comune. Anche se ama farlo credere, con umiltà e spontaneità, la sua effervescente, vulcanica radice artistica, è come un marchio, una voglia indelebile che le battezza la pelle e l’anima con la scritta talento.

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