ottobre 20, 2014 | by Emilia Filocamo
«Sul set ho baciato Leonardo Di Caprio». A Ravello Magazine l’attore Jonah Blechman, dalla danza al grande schermo

Parlare di collaborazione e passaparola sembrerebbe scontato in questa intervista o forse, apparirà come un incipit già letto, un déjà vu fin troppo facile. Eppure il passaparola è il seme benedetto di questa intervista. David Zimmerman, attore e regista hollywoodiano, proprio qualche settimana fa sbuca con il suo bel sorriso perfetto nella mia corrispondenza e mi chiede, come se chiedesse la cosa più semplice e normale del mondo, se possa essere interessata ad intervistare un giovane attore americano di grande talento che non solo ha lavorato con grandi come Di Caprio, ma che sta anche imponendosi come produttore. Jonah Blechman, questo il nome della star, sarebbe felicissimo di poter raccontarsi ad un magazine italiano. La mia risposta non poteva essere che positiva e di grande gratitudine. Jonah Blechman si mette a disposizione delle mie curiosità e cominciamo una chiacchierata “a spasso” per Hollywood, sebbene virtuale ed in cui i grandi nomi, sembrano improvvisamente vicinissimi e familiari.

 Jonah, innanzitutto grazie per questa intervista. Volevo chiederti come hai cominciato la tua carriera. «Ho cominciato come ballerino, avevo 4 anni. Ballavo jazz, tip tap,  a 6 anni fui accettato nel corpo di ballo di San Francisco. Di lì ho cominciato a fare pubblicità, e poi verso gli 8 anni anche spettacoli teatrali, soprattutto regionali, poi mi sono preparato al cinema e alla tv intorno agli 11 anni. Ho continuato a fare danza fino ai 15 anni, mi allenavo con altri tre ragazzi della zona con il grande Mikhail Bayshnikov. Il mio manager per il cinema e la tv non mi fece fare audizioni per un po’ fino a quando, a 16 anni, feci l’audizione più importante ed ottenni la parte di Arthur Gayle nel film con Leonardo Di Caprio in This Boy’s life, Voglia di ricominciare».

Ecco puoi parlarci di quella esperienza sul set accanto a Di Caprio? «E’ successo quando eravamo molto giovani, agli esordi delle nostre carriere. Leo aveva solo fatto qualche film horror ed era ospite fisso della sit com Growing Pain, Genitori in blue Jeans. Leo ed io apprezzavamo reciprocamente il nostro talento e anche le nostre personalità. Eravamo solo degli adolescenti che volevano divertirsi. Ricordo ancora quando ad un certo punto mi disse che io lo avrei baciato durante la scena in cui eravamo al pianoforte. Io lo guardai e pensai che fosse pazzo ma questo funzionò per i personaggi che interpretavamo e ci riuscimmo alla grande. Siamo diventati grandi amici dopo il film».

Chi per primo ha sostenuto la tua scelta di questa carriera? «Sicuramente I miei genitori che sono stati straordinariamente di supporto per me e che, soprattutto, non mi hanno mai influenzato. Ero io a tormentarli perché potessi fare danza, allenarmi, esibirmi, e loro hanno gradito tutta questa serie di esperienze e il modo in cui li coinvolgevano».

Ma c’è stato, credo, un momento preciso in cui hai capito che il cinema era il tuo destino? «Adoro questa domanda, grazie. Di sicuro amo recitare, scrivere e produrre film. Posso dirti che ho sempre desiderato far parte di questo mondo e lavorare con i più grandi artisti . Una volta interpreatato Voglia di Ricominciare ero assolutamente in trappola! Chi non avrebbe voluto essere accanto a Leonardo Di Caprio e a Robert De Niro? Poi, ovviamente, da allora, ho abbinato alla recitazione anche la scrittura, la produzione ed ogni aspetto coreografico del mezzo».

L’incontro o la persona che hanno cambiato la tua vita? «Direi con la mia prima manager, perché mi ha preparato e mi ha dato la sicurezza necessaria ad affrontare un’audizione ancora prima che fossi chiamato. Lei non solo mi ha preparato, ma mi ha inculcato parole come integrità, onestà, credibilità e responsabilità. E’ stato bellissimo, da ragazzo, essere trattato come un adulto. Poi ringrazio altre persone sono state Alicia Silverstone, Eric Dane, Allison Elliot e molti altri».

Qual è stato il tuo giorno più bello sul set? «Ce ne sono stati tantissimi e non sono stati solo belli, ma mi hanno anche arricchito. Sia quando si è trattato di riuscire a rendere emozionalmente una scena con una grande tensione interiore, sia quando si è trattato di sviluppare un personaggio che mi ha dato molto di più di quanto mi aspettassi. Uno dei più belli, comunque, è coinciso anche con uno dei più difficili. Dovevo cantare e ballare in un numero per il musical che dovevo coreografare e dirigere per il film cult Another Gay Sequel. Ovviamente avevamo pochissimo tempo e dovevamo dare il meglio. Ecco, quello è stato un momento special, che il film ha catturato per intero».

Cosa ami del tuo modo di recitare e cosa ritieni andrebbe migliorato? «Apprezzo la mia grande versatilità che mi permette di essere credibile sia in un ruolo drammatico che in uno comico. Ma c’è sempre da imparare e da migliorarsi, vorrei imparare più discipline ed estendere la mia capacità dialettica».

Hai avuto modo di guardare la 71esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia e cosa pensi del nostro cinema? «Non ho avuto modo né di partecipare né di seguire la rassegna ma ovviamente amo i vostri grandi registi, da Fellini a Visconti ,da De Sica, Bertolucci a Benigni. E mi piacciono anche molto i nuovi registi, quelli emergenti. Il mio sogno, il mio obiettivo è poter avere presto un ruolo in un film italiano».

Ci parli dei tuoi prossimi progetti? Hai un film in uscita, giusto? «Si, un film indipendente, Flytrap che comincerà questo autunno il tour dei vari festival. E’ una storia di fantascienza, un thriller psicologico e mi sono divertito molto a girarlo. E poi c’è For Spacious Sky, una storia drammatica molto intensa con un talento eccezionale, Coy Middlebrock che ha diretto questa storia, basta su una vicenda realmente accaduta, di tre fratelli molto diversi fra loro e che riescono a ritrovarsi in un giorno molto importante per la storia americana. Abbiamo appena aperto il Tribeca Film Festival e adesso sarà proiettato al prossimo BFI London Film Festival».

Ma se non fossi diventato un attore, oggi saresti? «Forse un rabbi o un prete o uno psicoterapeuta. Ma anche la carriera politica mi intriga molto».

Chi vorresti ringraziare oggi? «Ringrazio tutti quelli che leggeranno questa intervista e poi quelli che mi hanno portato ad essere quello che sono. Se sei un artista, un produttore di film, devi insistere e condividere le tue storie e chiedermi di entrare a far parte del tuo lavoro».

Qual è il tuo primo pensiero al mattino? «Io generalmente medito due volte al giorno, quindi il mio primo pensiero è: qual è la meditazione di oggi?».

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