febbraio 12, 2014 | by Nicola Mansi
Super Pippo, sessant’anni sulla breccia

Pippo Baudo, all’anagrafe Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo, sessant’anni di carriera televisiva alle spalle, 13 festival di Sanremo, un elenco infinito di trasmissioni condotte ed ideate, non finisce mai di far parlare di se, nel bene e nel male. Appena uscito da una querelle tutta interna con Bruno Vespa combattuta con asprezza e toni forti, per la sua esclusione dalla festa dei 60 anni di “mamma Rai” sembra che in questi giorni sia stato contattato da un’importante associazione culturale sanremese, che lo vorrebbe come candidato a sindaco della “Città dei fiori” alle prossime elezioni amministrative. Insomma a 77 anni suonati Super Pippo continua a mostrare i muscoli e a rimanere sulla breccia. Solo pochi mesi fa Baudo era a Ravello, ospite della Fondazione per condurre una serata tutta dedicata a Cesare Andrea Bixio. In quell’occasione concesse una lunga intervista nella quale, senza mezzi termini, bocciò la televisione e la scarsa qualità ed originalità della canzone italiana.

PIPPO BAUDO A RAVELLO (ph Pino Izzo)

Lei è un pezzo importante della storia della Rai e di quel mezzo di comunicazione eccezionale che ha influenzato la vita di intere generazioni. La Rai ha cambiato il corso della vita degli italiani. Prima della tv fu la radio ad avere questo effetto, accomunò gli italiani, faceva  ascoltare la stessa lingua da Lampedusa a Bolzano. Quindi il primo miracolo fu quello fatto dalla radio. Il secondo l’ha fatto la televisione. Nel tempo purtroppo, ha avuto dei decadimenti. Quello che era inizialmente un miglioramento culturale che risolveva il problema della comunicazione poi è degenerato. Paradossalmente un elemento negativo per la televisione è stato la tecnologia. Sono aumentati a non finire i canali e le fonti di diffusione mentre la qualità è diventata sempre più scadente. Il fatto stesso che ci siano tutte queste piccole emittenti anche locali che fanno il loro “ballando con le stelle”, il loro “X Factor” alimenta una poltiglia che semplifica tutto, abbassa la qualità e crea grandi illusioni ai giovani. Questo è un fattore negativo sul quale l’intervento moralizzatore è praticamente impossibile. 

Come vede il futuro del servizio pubblico e della Rai? Il servizio pubblico, dichiarando di essere servizio pubblico, pretendendo di avere un canone obbligatorio dovrebbe assolvere a certi obblighi istituzionali e culturali, in primis, il miglioramento del tasso culturale del paese. Questo purtroppo non avviene perché in nome degli ascolti si casca e si fa diventare cantante il principe Emanuele Filiberto. Beh, quando arriviamo a questo, abbiamo veramente toccato il fondo.

È possibile che si debba parlare di Pompei solo per i crolli? E che per vedere un programma che parli di musica e di arte si debba essere degli insonni? Il servizio pubblico in questo ha una grandissima responsabilità. La televisione commerciale, ovviamente ha delle esigenze di natura commerciale per cui può anche abbassare, fino ad un certo punto, la qualità. Secondo me ci vorrebbe un giurì che dia una sorta di “patente nazionale”, anche a certe tv commerciali, quando vanno oltre i limiti del buongusto. Il fatto che per poter ascoltare la musica classica si debba aspettare mezzanotte, mezzanotte e mezza… che poi, diciamoci la verità, gli spettatori di quella musica sono anziani e a quell’ora vanno a dormire, quindi alla fine se la si trasmette lo si fa per nessuno. Poi il problema culturale, c’è un degrado culturale generalizzato nel nostro paese. Si parla di Pompei giustamente quando ne cade un pezzo ma mai quando tutto va bene. Devo dire anche che le autorità locali si interessano poco della difesa del loro patrimonio. È troppo facile dire: la colpa è di Roma, del governo, o come diceva la canzone, “la colpa è del Vajont”. Molti pensano che con la cultura non si mangia invece è stato dimostrato che la cultura fa mangiare e pure tanto. Soltanto i biglietti del Colosseo danno un incasso di 8 milioni di euro l’anno. I nostri tesori andrebbero trattati in un certo modo e non spogliati in un certo modo. Sono beni che il padreterno ha dato solo a noi, purtroppo non li meritiamo. 

Il suo nome è stato legato a quello di Sanremo che ha confermato alla conduzione Fazio e la Littizzetto. Che ne pensa del bis di questa accoppiata? Se la richiamassero a condurlo che festival le piacerebbe condurre? Io non lo farei sinceramente. L’ho fatto per 13 anni, ho dato tanto e sono stato molto fortunato perché ho trovato dei grandi interpreti, ogni volta che mi si sfotte: “L’ho inventato io”, in effetti mi è capitato di scoprire molti cantanti che sono nati grazie a San Remo, da Bocelli a Giorgia e ad Irene Grandi. Il problema di San Remo è un problema di canzoni. In questo momento c’è una crisi della musica leggera. I cantanti non scrivono più belle canzoni. Seguo un po’ la produzione musicale e ascolto molte canzoni e purtroppo non c’è niente. Quest’anno (il 2013 ndr) ad esempio, il Festival è stato fatto benissimo, la coppia Fazio – Littizzetto ha funzionato benissimo, sono stato una sera ospite e mi sono molto divertito. Purtroppo però non c’erano le canzoni! E la colpa non è dei conduttori. Se facciamo una manifestazione che poi lancia una sola canzone è troppo poco. Purtroppo la selezione è molto dura, bisogna avere la fortuna di trovare sia l’autore che l’interprete. I Modà sono stati una cosa importante, onestamente. Lo stesso dicasi per Emma Marrone, cantante di temperamento, devono però trovare canzoni giuste per lei. Fiorella Mannoia ha 30 canzoni di repertorio, Giorgia ha un suo repertorio. Questi interpreti hanno 2 o 3 canzoni. Il problema della musica leggera è grave e rispecchia quelli del paese. 

Vede in giro suoi eredi o no? Chi è il prossimo Pippo Baudo secondo lei? No. Ed è giusto che sia così. Guai. Lo ammazzerei. (ride) Devo restare l’unico. Erede significa, un imitatore, uno che fa quello che fai tu. Uno che ha il tuo stile. Il presentatore deve avere una sua originalità espressiva, deve trovare un suo linguaggio, un suo modo di porsi al pubblico, una sua fisicità che è importante. Pupo ad esempio, non può essere il mio erede perché è leggermente più basso di me, poco eh. Quindi è giusto che non vi siano eredi. Siamo unici ed irripetibili, nel bene e nel male.

GUARDA ESTRATTO DELL’INTERVISTA VIDEO A PIPPO BAUDO

 

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