luglio 11, 2014 | by Emilia Filocamo
Thriller, passione e un po’ di Italia: la regista di talento Remi Vaughn si racconta

Tutto è cominciato con un amico in comune. Con la solita ricerca di un “gancio” con l’Italia, e con la curiosità che questo trait d’union preziosissimo, ha sollevato nei confronti di una regista. Si, una donna. E pure dal talento straordinario: Remi Vaughn. L’amico che ha fatto da ponte è anche lui un artista ed ha più volte sottolineato che di questa donna si sentirà parlare a lungo, che sta per lavorare con la bellissima Caterina Murino, attrice italiana dal piglio internazionale. E che è destinata ad esplodere nel panorama cinematografico mondiale. Dall’intervista a Remi appare una donna che ha lottato per realizzare i propri sogni, che ha lottato anche contro i problemi economici e le difficoltà che appunto una donna, può incontrare in questo mestiere.

Remi, cosa distingue un buon film da un film che non lo è affatto? Un buon film è quello in grado di agitare le emozioni, di qualsiasi natura esse siano: gioia, terrore, sorpresa o tristezza. Ma deve essere anche in grado di stimolarti ed eccitarti intellettualmente, di sballottare le tue convinzioni ed i tuoi credo, rivelandoti le disgrazie che ci sono nel mondo e dandoti una versione quanto più veritiera della condizione umana. Al contrario, un film mediocre è quello in cui non ci sono storia, tessuto, in cui i personaggi sono dei cliché, oppure, peggio, sono modellati sui personaggi di un altro film. E’ quello in cui le cose ti sono fin troppo spiegate, al punto che puoi prevedere tutto, ogni passaggio, è quello in cui gli effetti speciali rimpiazzano i buchi della storia ed è quello che ti fa pensare a tutto quello che non dovresti pensare mentre sei per due ore chiuso al buio in una sala cinematografica.

Puoi parlarci del tuo esordio nel mondo del cinema, del tuo primo lavoro? Ho cominciato il mio percorso formativo come regista e sceneggiatrice a Parigi e poi ho proseguito gli studi negli USA. Il mio primo lavoro era parte integrante del curriculum all’Università dello Utah, a Salt Lake City, allora giravo con una macchina da presa 16mm. Era la storia di alcuni senza tetto che occupavano un parco pubblico e che di notte salvavano la gente da aggressioni, diventando un po’ degli angeli custodi. Questi senza tetto erano bistrattati e maltrattati durante le ore diurne proprio da quelle persone che poi proteggevano di notte.

La prima persona che ha creduto in te? Posso dire sicuramente i miei genitori: quando avevo solo 7 anni, il mio sogno era possedere una telecamera, ma i miei genitori non potevano acquistarne una, non potevano permetterselo, così riversai questa mia passione nella fotografia e con la mia prima macchina, iniziai a fotografare tutto quello che mi circondava. Ma fare un film era costoso ed io non potevo affrontare una cosa simile, così iniziai a leggere di tutto sui film ed a raccontare le mie storie attraverso la macchina fotografica. I miei genitori mi hanno sostenuto sempre, anche fra mille difficoltà e hanno perfino capito quando a 10 anni ho detto che mi sarei trasferita negli States per tentare la strada del cinema. E poi, al di fuori della mia famiglia, la mia prima fan è stata la mia insegnante di letteratura e di scrittura alle scuole superiori. Passava tantissimo tempo a leggere le storie che avevo cominciato a scrivere quando avevo sette anni e mi prese sotto la sua ala protettiva. Non potrò mai dimenticare quando mi disse quanto amava le mie trame e i miei personaggi, ma mi invitò ad approfondire e migliorare la struttura delle storie, così cominciai un vero e proprio percorso di perfezionamento che mi portò anche a vincere numerosi premi letterari.

Qual è stato il momento esatto in cui hai capito di aver realizzato il tuo sogno più grande, quando ti sei detta: è fatta! Dopo aver detto ai miei genitori che mi sarei trasferita negli Usa per studiare regia e sceneggiatura e dunque lavorare nel mondo del cinema, ho speso ogni istante della mia vita e tutte le mie energie per realizzare quell’obiettivo. Mi preparai come meglio potevo per trasferirmi negli Usa, mi sono laureata anche in Inglese mentre, al tempo stesso, prendevo lezioni alla Scuola Nazionale Francese di Cinematografia a Parigi. Facevo tutti i test possibili per essere accettata in qualsiasi scuola americana dove continuare i miei studi di regia e sceneggiatura. Sono stata accettata in diverse Università, dalla Ucla alla Columbia alla USC, ma, sfortunatamente, non esistevano borse di studio per gli studenti stranieri e così mi sono dovuta accontentare di una Università che garantisse questo tipo di agevolazioni agli studenti stranieri: sono arrivata alla Bowling Green State University, accettata nel loro programma di film, comunicazione e media. Ho avuto la fortuna di essere sostenuta ed incoraggiata, di poter mostrare i miei primi lavori ad un vero pubblico e di essere anche pagata pur essendo ancora una studentessa. In verità mi dico sempre che sono ancora sulla strada per realizzare il mio sogno, anche se adesso lo sto facendo, poiché dirigerò il mio film The Kiss ed avrò l’onore di lavorare con Caterina Murino, la protagonista principale e Sean Patrick Flanery: non vedo l’ora di essere sul set e di conoscerli! Ecco, nel primo giorno di set, dirò a me stessa, e solo allora: Remi, ce l’hai fatta!.

L’incontro che ha cambiato la tua vita? Devo dire che sono stata molto fortunata perché, durante il mio cammino, ho incontrato persone oneste e piene di passione. Non riesco a fare il nome di una sola, ma posso fare i nomi di coloro che mi hanno aiutato tanto, da Autumn Carlton, il mio assistente alla produzione a Luis Bohorquez e James Aiken. Senza di loro il mio viaggio sarebbe stato certo più solitario e non sarei mai arrivata a questa sensazione bellissima di aver realizzato i miei sogni.

Credi che per una donna sia più difficile riuscire a realizzare un progetto nel mondo del cinema? Non hai idea di quante volte abbia dovuto affrontare questo argomento. Certo, non è che mi dicevano in faccia che, essendo una donna, non avrei mai trovato i soldi necessari a finanziare il mio primo film o il cast stellare che richiedevo, ma si capiva chiaramente. Così un giorno ho stilato una lista di tutti i registi, magari semi sconosciuti che avevano ottenuto finanziamenti e cast al loro primo lavoro.  E’ curioso notare come tanti registi, tanti uomini, magari al loro primo lavoro, abbiano ottenuto tanti soldi per finanziarlo, eppure avevano molto meno di me, in termini anche di preparazione, oppure erano al mio stesso livello! Ma ormai non ci faccio più caso e vado avanti per la mia strada.

Ci parli del tuo film The Kiss che avrà come protagonista la splendida Caterina Murino? The Kiss è il ritratto di due artisti che, in altre circostanze, non si sarebbero mai incontrati. Camille, la protagonista, interpretata da Caterina Murino, è un’artista di grande talento i cui quadri sono davvero molto simili alla realtà. Ma Camille è anche ossessionata da un trauma familiare, sua sorella ha metà faccia sfigurata e Camille cerca di creare la maschera perfetta che possa riportare la sorella alla sua bellezza originaria, eppure continua a fallire ed in questo fallimento si mischiano elementi come l’acqua, il freddo, il caldo. Poi, improvvisamente, incontra e si lascia ammaliare da Kyle, interpretato da Sean Patrick Flanery, uno scultore eccezionale   e fanno un patto: creare la maschera più perfetta per ridare bellezza alla sorella di Camille. Ma Camille non sa che Kyle è un killer psicopatico che la trascinerà in un turbine di violenza e orrore per realizzare il suo capolavoro. The Kiss è un thriller psicologico un po’ sui generis perché coinvolge elementi fondamentali come l’amore per l’arte, per l’arte tipica di maschere giapponesi, il Noh,  e poi ci sono molti elementi naturali ,come ad esempio, il capriccioso clima dell’Arizona. Inoltre è un thriller sui generis perché l’elemento artistico è tutt’uno con la trama e con l’interazione dei due protagonisti, quindi ho in mente di coinvolgere tanti artisti, appartenenti alle diverse aree disciplinari, soprattutto artisti emergenti. Ecco perché abbiamo in progetto di lanciare a breve una campagna per sostenere i giovani artisti che parteciperanno al film, insomma seguiteci, saremo presto su IndieGoGo!.

Remi, il tema di quest’anno del Ravello Festival è il Sud, inteso non solo ovviamente come luogo geografico. Puoi darci una tua definizione di Sud? E’ difficile dare una definizione di Sud, perché dipende sempre dal punto in cui ti trovi per stabilire cosa è il sud. Quindi è un concetto molto personale e soggettivo. Detto questo, considero il Sud un posto creativo, dove vado   a ricaricare le batterie, per pensare, ed in genere questo periodo coincide con la creazione di una nuova sceneggiatura. So che è un po’ idealizzata come visione del Sud e infatti mi viene in mente un episodio, un po’ di anni fa stavo facendo un viaggio nel Sud della Francia e mi fermai in una pizzeria in un paesino non lontano da Avignone.  Iniziai a conversare con il proprietario della pizzeria il quale, sentendo che venivo dall’Arizona mi disse che avrebbe voluto trasferirsi lì, perché era il suo sogno e perché dalle sue parti era tutto complicato e non c’era lavoro per i giovani. Quindi per farla breve l’erba del vicino è sempre più verde!.

Cosa ti ispira maggiormente quando cominci a scrivere un film? Un’emozione, un ricordo oppure qualcosa che urta la tua vita accidentalmente? Solitamente inizio a scrivere una sceneggiatura solo quando ho i personaggi e la storia ben definiti nella mente. E poi mi lascio ispirare prima da tutta una serie di cose, guardo tanti film, leggo molto, ascolto tantissima musica e poi ammiro tante opere d’arte. Il mondo fantastico che ho creato per il mio film Out of Focus, è stato suggerito dai capolavori di Dali e The Kiss è stato ispirato dalle opere di Rodin, non a caso Caterina Murino è una pittrice e Sean Patrick Flanery uno scultore.

I tuoi prossimi progetti? Dopo The Kiss, lavorerò ad Out of Focus, che diventerà un lungometraggio. Era partito come una storia breve, ma adesso sto lavorando perché diventi un film a tutti gli effetti. Trattandosi di una storia fantastica, necessiterà di numerosi effetti speciali e quindi di un budget notevole, quindi credo che comincerò   con un piccolo budget e poi via via, cercherò di arrivare ad un finanziamento più consistente.

Il film a cui senti di essere più legata? Essendo stato il mio primo lavoro come regista, Out of Focus, è il mio figlio prediletto anche se so perfettamente che una volta che The Kiss sarà completato, diventerà il mio film preferito. Out of Focus è partito non come film vero e proprio ma la professionalità e la passione che ho riversato sono stati tali che uno degli investitori del film, è rimasto così impressionato dalla qualità del lavoro, da darmi quel giorno stesso un assegno con cui ho potuto completarlo senza continuare a fare richieste di finanziamenti. Lavoravamo con una troupe di 50 elementi e abbiamo girato a Phoenix,in Arizona. Pur non essendo ancora la versione espansa del film che sarà poi realizzato alla fine, Out of Focus era già caratterizzato da numerosi effetti speciali. Le persone con cui ho lavorato sono diventate amiche e molte di loro entreranno anche nel cast di The Kiss.

Qual è la magia del cinema? Dare carne ed ossa ai personaggi che si creano scrivendo una sceneggiatura, è quella la magia del cinema, creare il mondo in cui queste creature possono finalmente vivere ed esprimersi.

Sei mai stata in Italia e hai un regista italiano preferito? Si, da bambina sono stata in Italia tante volte. Mia madre era originaria di Ronco Canavese, in provincia di Torino, e spesso passavo l’estate fra quelle montagne. La mia immaginazione correva veloce in quei paesini e fra quelle strade, ricordo che già scrivevo storie   e spesso mi facevo aiutare da alcuni ragazzi del luogo, non so poi come ci riuscivamo visto che loro parlavano in italiano ed io solo in francese! Per quanto riguarda i registi italiani adoro Fellini, 8 e mezzo è un capolavoro, e C’era una volta il west di Sergio Leone, ricordo di aver comprato tutti gli album di Ennio Morricone. Fra i registi più contemporanei adoro Benigni, la Vita è bella è un film straordinario.

Il tuo primo pensiero quando si spengono le luci sul set… Che è venuto il momento di dare carne ed ossa ai miei personaggi, l’editing è uno dei momenti più emozionanti, perché i protagonisti vengono fuori dalla sceneggiatura  e prendono vita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Leave a Reply

— required *

— required *

Ravellomagazine è una testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Lucia Serino - Registrazione del Tribunale di Salerno n°9 del 19 marzo 2014. Editing by Fondazione Ravello | p.iva C.F. 03918610654