aprile 10, 2014 | by redazione
Uno spot “stravolge” Amalfi

Esistono simboli che, al di là del campanilismo, sono l’emblema di popoli e della loro storia. Simboli che narrano la cultura, incastonati come sono nella bellezza di taluni luoghi. Immagini la cui anche minima trasfigurazione rischia di stravolgere la realtà e minare la quiete sociale. Come ad Amalfi, dove da lunedì è in atto una vera e propria rivolta popolare a causa di quel faro spuntato nella pubblicità della Rio Mare e che con un’alchimia grafica è stato issato su una delle icone della città: la torre saracena, punto estremo della oleografia classica della repubblica marinara che col grappolo di case del quartiere di Sant’Antonio scorre come un brivido fino al cielo lungo il fianco della roccia. È una delle cartoline classiche della città, l’angolo tra i più fotografati al mondo oltre che ritratto dai principali pittori sin dai tempi del grand tour. Il luogo da cui Gaetano Afeltra, nottetempo, amava affacciarsi per respirare lo iodio del suo mare e contemplare il luogo perfetto dell’infanzia nei tempi in cui si gelarono i rapporti con la sua città. Ebbene, esistesse una sovrintendenza con l’occhio vigile anche sul virtuale, quel faro, immaginato come la casa dell’uomo simbolo dello spot (Kevin Costner) andrebbe demolito. Ad horas. E in attesa che qualcuno manifesti il proprio disappunto affinché quella superfetazione grafica si sbricioli come un grissino, gli amalfitani hanno iniziato a far rumore. Per ora dai social network dove è nata persino una pagina dedicata (Riportiamo al suo posto la torre di Amalfi) dopo che in poche ore si sono succeduti migliaia di commenti e tutti contrari a quella costruzione posticcia di “indiscutibile bruttezza”. Ma c’è anche chi ha deciso di scrivere alla nota azienda di alimentari in scatola manifestando la propria contrarietà per le modifiche operate in post produzione sulle immagini girate il mese scorso in Costiera. “Sono rimasto inorridito dopo aver visto la pubblicità girata nel mio paese – ha scritto Michele – quel faro e la torre modificata sono un insulto alla nostra storia ed al nostro paesaggio. Posso capire l’estro artistico, ma qui si tratta di un falso che umilia e stravolge una delle nostre “cartoline” più famose nel mondo”. A contestare il faro tarocco, dopo averne svelato l’arcano, sono stati ieri anche Francesco Emilio Borrelli e Gianni Simioli de «La Radiazza». “Sarebbe stato più elegante e piacevole mantenere lo scenario reale – hanno detto – è come se sulla torre di Pisa avessero messo delle parabole o nel Colosseo costruito delle baracche. Troviamo assurdo che uno spot possa cambiare, anche se virtualmente, uno dei paesaggi più belli della Campania”.

TRATTO DA IL MATTINO articolo a firma di Mario Amodio

Alcuni frame dello spot incriminato

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