dicembre 11, 2014 | by Emilia Filocamo
Uso e abuso della tecnologia, a tu per tu con una mamma vip, l’attrice Sabrina Paravicini in occasione del Christmas Game Party al Museo Vigamus di Roma

Le 11.30: l’orario perfetto, non è troppo presto, non è ancora ora di pranzo e si colloca perfettamente nel lasso di tempo che Sabrina Paravicini, la dolcissima attrice protagonista di questa intervista e che molti hanno amato per il suo ruolo di Jessica in Un Medico in Famiglia, ha a disposizione prima di recarsi a scuola a prendere il figlio. Le mamme, si sa, hanno una tabella di marcia precisa, sono abituate a “regolarizzare” i propri ritmi vitali su quelli dei figli e a gestire impegni, lavoro e tempo libero in base alle necessità della famiglia. Anzi, proprio l’essere mamma sarà un po’ il leitmotiv di questa intervista, accanto a quello del gioco, gioco inteso tecnologicamente perché l’attrice, insieme all’attore Flavio Parenti sarà presente al Christmas Game Party che sabato 13 dicembre si terrà al Vigamus di Roma, il primo ed unico museo italiano dedicato al divertimento ed inaugurato nel 2012. L’evento permetterà al pubblico di partecipare a proiezioni, tornei a premi e tavole rotonde. I percorsi storici ed interattivi che costituiscono il museo ospitano anche la prima sala permanente al mondo nella quale è possibile provare Oculus Rift, un visore per vivere l’esperienza della realtà virtuale. E cominciamo proprio parlando di tecnologia.

Signora Paravicini, lei che rapporto ha con la tecnologia? Credo di essere ad un buon livello e sono piuttosto autonoma al pc, nel senso che se ho problemi riesco a risolverli di solito da sola. Sono anche presente sui social, per lo più per lavoro, per diffondere comunicati stampa e progetti lavorativi. Credo che i social, se sfruttati nella maniera giusta, siano utilissimi: certo se avessi un figlio già adolescente, monitorerei la sua presenza su queste nuove piattaforme.

Ecco, in parte ha anticipato la mia domanda: non crede che le nuove generazioni attraverso l’uso, troppo spesso l’abuso della tecnologia, corrano il rischio di isolarsi? Lei come affronta questo pericolo? Purtroppo la realtà virtuale è pericolosa proprio perché nella maggior parte dei casi, le persone presenti sui social non hanno dei profili reali, c’è un egocentrismo dilagante e preoccupante. Facebook, in un certo senso, ha dato corpo in maniera estrema a quello che era Second Life, ma là era tutto dichiarato, qui invece molti utilizzano il mezzo per adescare ragazzine, per fingersi altro. E poi, purtroppo, dietro questi social c’è spesso tanta solitudine, forse perché la realtà virtuale è molto più semplice da affrontare di una realtà concreta e magari insoddisfacente. 

Lei che mamma è? Apprensiva? Ho un bambino di 9 anni e in genere mio figlio si connette soprattutto per giocare ai videogames o con la Wii, vede cartoon, ed è anche piuttosto bravo, visto che guardando me usare photoshop, è riuscito da solo a crearsi delle copertine. Il futuro delle nuove generazioni è ovviamente nella rete, hanno una dimestichezza che per i bambini delle generazioni precedenti era impensabile, ma quando si connette, lo fa sotto il mio controllo. 

Che bambina era Sabrina Paravicini? Ero una addicted dei videogiochi, anche se allora i nostri videogiochi erano alti 3 metri e sembravano delle lavatrici! La mia famiglia aveva un albergo e all’interno, oltre al televisore, l’altro svago erano i videogames e spesso i miei genitori erano costretti a staccarmi da loro perché altrimenti correvo il rischio di restarci incollata per delle ore. Ricordo i giochi di allora, dal Pacman allo Space Invaders, tutti caratterizzati da una grafica semplicissima, essenziale, poi arrivò il famoso Commodore ’64 e poi tutta l’evoluzione che ne è seguita. Spesso con mio figlio giochiamo insieme con la Wii, ci sono giochi di coordinamento motorio molto interessanti ed utili, oltre che piacevoli. Ma cerco di giocarci poco, perché ho paura che poi mi riprenda la smania! Spesso andiamo insieme al Vigamus e le novità in ambito tecnologico sono straordinarie, ripeto è tutto perfetto se usato nella maniera corretta e con moderazione, senza creare assuefazione. Un po’ come per il cibo! 

Lei è attrice ma anche scrittrice, oltre che mamma, come fa a conciliare tutto? In realtà noi artisti viviamo in una sorta di diaframma che si sposta da un eccesso all’altro: a volte si vivono periodi di iperattività in cui gestire il proprio equilibrio è complesso, altre volte si vive di lunghe attese, di veri e propri momenti di sospensione che vanno riempiti con altre vie di gratificazione. La passione per la scrittura mi accompagna sin da bambina, a 14 anni ho riscritto un testo teatrale e l’ho messo in scena, e devo dire che ogni qualvolta ho presentato un manoscritto, sono sempre stata fortunata perché c’è stato subito un riscontro immediato. Sono al quinto romanzo. Per il ruolo di attrice tutto è più complicato, ci sono provini da fare, devi essere adatta al ruolo richiesto, ci sono attese e poi, specie a Roma, siamo in tanti. L’Italia è un Paese di santi, navigatori, poeti ed anche di attori direi! Ma da quando sono madre le mie prospettive sono diverse e le priorità altre, perché devo dividermi tra il lavoro e lo spazio dedicato a mio figlio. 

A cosa sta lavorando adesso? Adesso sto montando la pilota di una web serie tutta al femminile di cui ho curato regia, produzione e scrittura con altre 2 amiche. È interpretata da due attrici trentenni ed è una serie piuttosto irriverente, che focalizza l’attenzione sull’aspetto maschile del sesso visto dalle donne. Fra 20 giorni, poi, partirà su RAI 2, nello spazio dedicato alle web serie, Zio Gianni, con Paolo Calabresi, il 22 dicembre esattamente: io interpreto la moglie cattiva di zio Gianni. 

Sarebbe felice se suo figlio intraprendesse la sua stessa carriera? Non saprei, lui è molto estroverso ed è in parte già un attore, ma dopo una prova per una commedia alle elementari è tornato a casa dicendomi “Mi ha fatto schifo fare la lumaca!”. Sarei felice se potesse fare questo mestiere godendo di una certa stabilità ma so che è impossibile, questo è il mestiere meno tutelato e più precario del mondo, si va da momenti di frustrazione a picchi di felicità e tendenzialmente questo mi preoccupa. Magari mi piacerebbe se facesse qualcosa comunque nell’ambito creativo, penso a mio fratello, che ha 26 anni e si sta laureando in infografica, una delle occupazioni del futuro. I sogni sono importanti, ma poi bisogna fare i conti con la realtà e questo è ciò a cui guardo adesso che sono mamma. 

Conosce il Ravello Festival ed in genere che musica ascolta nel suo tempo libero o come impiega questo tempo? Conosco il Festival e adoro soprattutto la musica delle immagini, non a caso prima compravo tantissime colonne sonore. Più che altro leggo tantissimo, divoro libri, a 16 anni avevo già letto tutto D’Annunzio. Sono una lettrice vorace e l’altra mia passione è ovviamente il cinema, l’ho sempre amato: ricordo che a 19 anni amavo andarci da sola, il mio primo film fu la Doppia vita di Veronica di Kieslowsky che vidi in un cinema di Via Torino a Milano. 

Un sogno nel cassetto da realizzare? Ho fatto un corso di recitazione a Parigi e da sempre il mio sogno è quello di fare un film di un regista francese, è il mio sogno di bambina, magari succederà. 

Recentemente la cronaca è zeppa di episodi di violenza che coinvolgono bambini o comunque minori: da madre, oltre che da artista, che consiglio sente di dare ai genitori? Credo che sia fondamentale la vicinanza ai propri figli, per carità, tutti danno amore, ma bisogna trattarli sempre con l’attenzione che si è avuta per loro quando erano piccoli, certo ci sono dei momenti particolari come l’adolescenza, ma mai abbassare il livello di guardia. Spesso lo stress quotidiano ci porta ad allontanarci, troppo spesso si affidano i bambini ad estranei, i nonni sono costretti a lavorare per raggiungere la pensione fino a tarda età e questo crea squilibri. Non bisognerebbe essere mai stanchi e dare il meglio di se stessi, qualitativamente intendo. Io mi sono resa conto che facendo sacrifici per mio figlio e seguendolo nelle difficoltà che ha affrontato, lo ha aiutato a fare enormi progressi. L’ho capito dopo, strada facendo, e credo che una gioia del genere sia impagabile. 

L’intervista con la bellissima Sabrina Paravicini si chiude qui: è l’ora in cui le mamme si assiepano davanti alle scuole in attesa di quell’abbraccio che sa di grembiuli e macchie di penna.

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Vigamus di Roma 

 

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