settembre 8, 2015 | by Mario Amodio
Uto Ughi da Ravello attacca i nuovi miti: “Quello che non sopporto sono i falsi valori spacciati per dei geni assoluti”

E’ un Uto Ughi che non risparmia stoccate quello presentatosi ieri a Ravello per le prove del concerto in programma stasera sul Belvedere di Villa Rufolo. E nell’intervista concessa all’ufficio comunicazione della Fondazione Ravello il maestro ha sparato ad alzo zero contro quell’Italia musicale incapace di intercettare il pubblico giovanile attraverso la promozione del suo patrimonio di grandi capolavori. Ma anche contro quei “falsi valori spacciati per geni assoluti“. Su Ravello e il suo palcoscenico, invece non ha dubbi. Già perché in casi del genere e con un palcoscenico come quello di Villa Rufolo, vale veramente la pena di cedere qualcosa all’orecchio in termini di acustica. “Toscanini sosteneva che all’aperto bisogna giocare a bocce e a tennis – ha detto Ughi – Però probabilmente non aveva mai eseguito un concerto in questo scenario. E’ talmente straordinario che anche se si perde qualcosa dal punto di vista del suono lo si guadagna in bellezza estetica“.

Ughi si è poi soffermato anche sulla recente polemica secondo cui il meridione sta scomparendo geograficamente e culturalmente. Considerazioni che non tengono conto della grande vivacità culturale che c’è nel mezzogiorno alimentata peraltro da Ravello e dal suo festival che nasce e si sviluppa al Sud. “Io penso che c’è in opera un senso esagerato di demolizione. Il sud non sta scomparendo: piuttosto tutta l’Italia è in crisi – aggiunto il maestro – Anzi il pubblico del sud è più vivace, più ricettivo, più sensibile del pubblico del Nord. Quindi parlare del Sud, in termini così di sufficienza, come ha fatto l’Espresso, è offensivo. Voi dovete ribellarvi e dire che le cose non stanno così”. Però esiste oggi un problema di pubblico un po’ pigro, meno curioso di quanto fosse un tempo? “Diciamo che la cultura musicale in Italia non si è sviluppata negli ultimi venti anni. Nelle scuole non hanno fatto nulla, tanti teatri sono in crisi. Però sono contro il disfattismo che vorrebbe dire che l’Italia sta crollando – ha replicato il maestro – L’Italia siamo noi. L’Italia musicale deve rimboccarsi le maniche e fare il possibile perché il pubblico venga ai concerti, perché i giovani siano stimolati attraverso iniziative, gratuite naturalmente, che abbiano lo scopo di far conoscere la grande musica. Abbiamo una miniera inestimabile di capolavori musicali italiani che potrebbero dare la gioia a milioni di giovani praticamente disattesi perché non si insegna musica nelle scuole. E’ in questo senso che ci dovremmo vergognare”. Ughi, convinto com’è che non si recupera pubblico nuovo, incuriosendolo, attraverso operazioni trasversali di contaminazione, depone poi il fioretto e spara contro falsi miti e comunicazione. “Non voglio dire che la musica leggera non abbia elementi validi, ma dipende con quale contaminazione si cerca di intercettare un pubblico nuovo. L’altro giorno ho ascoltato una cantante israeliana Noa, assolutamente straordinaria. Quello che non sopporto sono i falsi valori spacciati per dei geni assoluti. Perché oggi siamo nella dittatura della comunicazione. Chi esercita il potere della comunicazione ha il potere di indirizzare e influenzare l’opinione pubblica e questo è gravissimo. E la tragedia della democrazia è questo potere assoluto della comunicazione che penetra dappertutto e rende la gente incapace di reagire”. (foto Pino Izzo)

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