aprile 29, 2015 | by Emilia Filocamo
“Vi auguro di portare il Ravello Festival sempre più in alto e se vi venisse voglia di invitarmi…” A Ravello Magazine, Fabio Fulco, storia di un artista napoletano

La bellezza, quella vera, sfacciata ma senza intenzione, quella da cui non si può sfuggire perché è “socievole” come una luce, impetuosa ed abbagliante, dovrebbe urlare. Essere dotata, per natura, di un volume elevato; è paragonabile ad un grido, ad una sirena che attrae, è calamita che capta,  stordisce, irretisce. Quando ho avuto l’occasione e l’onore di intervistare l’attore napoletano Fabio Fulco, questo concetto era piuttosto evidente, almeno per me, comune mortale. E per quanto fosse banale partire, introdurre un’intervista con il classico cliché della bellezza, il punto di partenza sgamato e poco originale, è stato invece piacevolmente modificato da una sorta di eccezione alla regola. Esiste una bellezza di grande talento che, per quanto inconsapevolmente chiassosa nella sua natura, è semplice ed umile, quasi ritrosa, schiva. Di quel modo di essere schivi che non è maschera, finta umiltà ma una radice buona, di semplicità rimasta cucita da qualche parte, come una tasca interna e segreta, nonostante gli abiti che si indossano all’esterno.

Signor Fulco, lei è napoletano: qual è il suo rapporto con la sua terra d’origine e quanto l’ha motivata, ispirata, sostenuta o spinta a fare quello che fa, a diventare un attore? Sì, sono napoletano. Amo fortissimamente la mia città e come per tutte le cose che si amano, spesso si soffre anche per esse! Ringrazio Dio di essere nato nella città più bella del mondo che mi ha dato una scuola di vita unica e che mi permetterà di cavarmela sempre, in qualsiasi altro posto. Io ho studiato medicina al primo policlinico a Napoli e non avevo nessun interesse per il cinema. Volevo solo diventare un bravo medico, come il mio papà. È stata Roma che mi ha fatto nascere questa passione.

La bellezza è una dote importante ma non fondamentale e va ovviamente abbinata al talento e allo studio: quanto la bellezza l’ha aiutata e quanto invece l’ha ostacolata? Sarei ipocrita se dicessi di non essere bello ma semplicemente perché, da quando sono nato, me lo ripetono tutti i giorni, e indubbiamente fa piacere. Ma io non mi sveglio col pensiero di essere bello, sono una persona umile e semplice. E timida! Non riesco a fare un bilancio onestamente sul fatto che mi abbia aiutato o meno perché penso che mi abbia facilitato all’inizio dandomi subito la spinta per essere notato ma poi fossilizzandomi in quel limbo del bello che deve sempre dimostrare di più e del non essere credibile solo perché bello. Ma questa credo sia una mentalità esclusivamente italiana!

C’è un lavoro, fra quelli che ha fatto, al quale è particolarmente legato affettivamente? Ho tanti momenti preferiti della mia carriera e lo sono per vari motivi. Per esempio sono legato a “Crociera Vianello” perché mi ha dato la possibilità di conoscere e di vivere con una coppia di miti ed è ancora oggi un ricordo per me indelebile. Il Giudice Mastrangelo è stato un lavoro unico con il grande Abatantuono e con un gruppo ed un’atmosfera fantastici. E poi tutti i lavori fatti all’estero perché mi arricchiscono di modi diversi di lavorare ed allargano gli orizzonti.

Il complimento più bello che le è stato fatto? Una volta un direttore della fotografia mi disse che con il mio primo piano si poteva fare qualsiasi cosa… mi piacque. Ma apprezzo molto anche quando mi fanno i complimenti per la voce.

Come è stato lavorare ad una fiction dai grandi ascolti come Un Passo dal Cielo e che aria si respirava sul set? Un Passo dal Cielo è stato un altro lavoro fantastico perché abbiamo lavorato in posti unici, come le montagne del Trentino e con un gruppo di attori semplici e veri. Eravamo molto uniti. E poi quando hai la fortuna di lavorare con Terence Hill non puoi desiderare di meglio. La persona più gentile ed educata che abbia mai conosciuto.

I suoi prossimi progetti? Io adesso sto per compiere un passo molto importante e, onestamente, sono un po’ impaurito. Sto preparando il mio primo film alla regia! È una commedia e girerò il film interamente nella mia Napoli. Di più non dico per scaramanzia.

Fabio Fulco fuori dal set: le cose che ama fare e quelle che proprio non sopporta? Fuori dal set mi piace fare cose molto semplici: leggo molto, gioco a calcio, vado al cinema, mi piace cucinare e mangiare, e naturalmente stare con la mia fidanzata. Non mi piace sparlare, impicciarmi degli altri e non mi piacciono le persone che lo fanno. Non mi piacciono tante cose, ma sarebbe una lunga lista!

Da spettatore, invece, cosa la appassiona e cosa non le piace? Mi piace tutto ciò che è fatto bene, con cura e professionalità: amo molto i film commedia e i fantasy. Non mi piacciono gli horror e mi fa schifo la tv spazzatura fatta di gossip.

Un suo pregio ed un suo difetto? I miei pregi coincidono con i miei difetti purtroppo: sono troppo sincero e leale e spesso non è un bene.

Il nostro magazine è legato al Ravello Festival: è stato a Ravello e qual è il suo rapporto con la musica? Sono stato a Ravello tanto tempo fa e purtroppo mai al Festival. La musica è tutto per me: quando mi sveglio accendo la radio e la tengo accesa tutto il giorno.

Se potesse tornare indietro, c’è qualcosa che cambierebbe? Spesso ho pensato di aver fatto degli errori e sicuramente li ho fatti, ma forse in quel momento non ero maturo per fare diversamente. L’importante è capirlo e cercare di non ripeterli. Sbagliare è umano, si sa, ma perseverare è diabolico.

Possedendo dei canoni estetici che non hanno nulla da invidiare ai volti noti del cinema d’Oltreoceano, ha mai sfiorato il sogno americano? È un’idea che la solletica? Ho cercato il lavoro in giro per il mondo. Ho fatto una soap in Brasile per Rede Globo, ho fatto due film negli Usa e ho lavorato molto in Spagna tra cinema e tv e ho fatto un film perfino in Russia. Ma sono nato in Italia, e per quanto parli bene le lingue, sono di madrelingua italiano, quindi…

Da artista campano potrebbe fare un augurio al Ravello Festival? Vi auguro con tutto il cuore di portare il Ravello Festival sempre più in alto fino a dargli la possibilità di essere conosciuto in tutto il mondo… Se poi vi dovesse venir voglia di invitarmi…

Sono le parole che chiudono l’intervista a Fabio Fulco. Io torno con lo sguardo a qualche rigo più su, quando parlando della possibilità di lavorare all’estero, Fabio Fulco ha sottolineato la sua italianità e penso che quella sua tasca interna e segreta a cui accennavo all’inizio, non contenga  solo umiltà e semplicità ma anche un senso profondo della terra di origine che valica le definizioni, il successo e le distanze, comprendendole poi tutte.

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