novembre 17, 2014 | by Emilia Filocamo
Viaggio nel mondo della fotografia attraverso l’obiettivo di Marco Giraldi

La bellezza non è mai facile, come dote, come fardello, come responsabilità, consapevolezza, arma o strumento. La bellezza non è certo solo un volto, un’esatta proporzione fra spazi e dimensioni, una distanza matematica precisa fra naso ed occhi, occhi e labbra. La bellezza sta oltre, dietro e dentro. E se può sembrare una frase fatta, non lo è perché poi ci sono dei “detector” dal grande potere che scandagliano la bellezza riducendola ai minimi termini, spogliandola della familiare corazza, del facile appannaggio di una perfezione indiscriminata ed intoccabile, quasi sacra, dandole connotazioni nuove ed inaspettate. La bellezza è un’emozione, è una vita vissuta e che lascia un segno, un’impronta, un detto magari solo suggerito da un’espressione, corrugata o felice che sia. Marco Giraldi, fotografo, e mi sembra riduttivo perché guardando i suoi scatti, io vedo dipinti, vedo autunno e candore, chiaroscuri e forme amorevoli quanto quelle di un paesaggio tracciato con cura, e queste forme sono bacini, sono seni perfetti, per quanto odiosa sia questa parola, sono profili armoniosi, mi ha insegnato questo. Me lo ha insegnato grazie a questa intervista trait d’union che, nell’arco di un mese esatto, complici i suoi molteplici impegni ed un viaggio all’Estero, mi ha permesso di entrare nel suo mondo fatto di immagini patinate ma parlanti, di figure che vivono dell’emozione che incarnano e dell’emozione che lui sente e con cui infiamma l’obiettivo. Donne bellissime a cui la bellezza è un’aggiunta ma non essenziale, mai fine a se stessa, perché la storia di ognuna è magari solo in un dettaglio, in una ciocca spettinata, nell’abbandonarsi su un prato, in un abito che si agita nel vento. Cominciamo questa intervista da una mia curiosità e cioè che possa esistere una sorta di Golem della fotografia, insomma un soggetto non fotografabile.

Marco, da addetto ai lavori, esistono secondo te persone che davvero non sono fotogeniche? Voglio dire che, nonostante tutti i trucchi del mestiere, le tecniche e gli accorgimenti, non riescono a comunicare nulla comunque? Innanzitutto essere fotogenici ed espressivi sono due cose distinte. Per me la fotogenia, in senso assoluto non esiste. Intendo dire che nessun corpo o volto possono dare di default una perfezione fotografica. Altra cosa è un corpo o un volto che comunicano un’emozione. Ho fotografato donne bellissime, apparentemente “perfette” che però in foto si appannavano. E al contrario soggetti meno appariscenti dal vivo ma che spaccavano in camera. Secondo me la fotografia non è una rappresentazione oggettiva del reale, ma il risultato della percezione soggettiva dell’occhio che guarda. Ovviamente un volto espressivo aiuta. Mi chiederai: cosa è un volto espressivo? Un volto espressivo è quello che dietro all’apparenza custodisce e poi rivela una profondità interiore, un cammino, una crescita; un contenuto che la fotografia ci restituisce come forma.

Come nasce la tua passione per la fotografia e, soprattutto, come è avvenuto il passaggio al cinema? La passione per la fotografia nasce in età precoce. Avevo vent’anni quando armato di macchina fotografica partivo per Parigi carico di sogni e di speranze e mi fermavo ad ogni angolo della città per cogliere umori, emozioni, stralci di vita pensando inizialmente di diventare un fotoreporter. Allo stesso tempo continuavo a coltivare la mia passione per il cinema come spettatore rimanendo affascinato dai volti, dai primi piani, dal dettaglio di un occhio di una bocca e lentamente mi sono ritrovato quasi inconsapevolmente a perfezionare la tecnica del ritratto.

Come cambia il tuo rapportarti in base ai soggetti che fotografi, voglio dire c’è una sorta di “analisi psicologica” della persona che si ha di fronte e che va considerata per rendere al meglio il proprio lavoro? Certo che incide. Se per analisi psicologica intendi il contatto con il mondo interiore dell’altro, con i suoi pensieri, con il suo vissuto, assolutamente si. Ormai imperano il narcisismo, l’egotismo, l’autocelebrazione del proprio io, non siamo più in grado di ascoltare il linguaggio della nostra anima, di percepire desideri profondi e di vivere i nostri talenti. Siamo appiattiti da un sistema che ci vuole passivi, conformisti, apatici, controllabili dove la creatività personale diventa orrore, bestemmia. Quando invece l’originalità, l’uscita dal coro sono valori imprescindibili per l’evoluzione della propria identità. Devo ringraziare la mia amica Lorena Bertini adattatrice cinematografica, doppiatrice che mi ha fatto conoscere la tecnica del rebirthing attraverso la quale ho trasformato tutti i pensieri che limitavano la piena espressione di me stesso. Questo cammino mi serve per meglio aiutare chi vuole essere fotografato da me.

Hai fotografato donne bellissime, attrici incredibili: cosa ti colpisce in un volto, in uno sguardo, quali sono gli elementi di cui sei “a caccia” per ottenere un risultato che sia visibile anche agli altri? Il volto mi colpisce meno! Mi colpiscono di più il carattere, l’intelligenza la brillantezza. Se un’attrice oltre che bella è anche simpatica affronto meglio la giornata!

So che non si fanno preferenze, ma c’è un giorno sul set fotografico che ricordi con maggiore affetto rispetto agli altri, una sorta di giorno indimenticabile? Ce ne sono stati tanti. Ricordo con molta simpatia Francesca Cavallin, molto intelligente e adorabile. Anna Valle, professionalissima! Ma anche Ilaria Spada, semplice e divertente! Antonella Elia, ma è un’amica e lì sarei troppo di parte!

Allo stesso modo, il giorno più divertente? Una giornata con la mamma di Luisa Ranieri per uno shooting fatto ovviamente alla figlia, in cui mi ha insegnato molte ricette napoletane!!!

Se potessi fare un balzo nel passato, quale personaggio della cultura, del cinema o della storia saresti stato felice di fotografare e perché? Adoro l’arte e la cultura francesi… Jeanne Moreau e Catherine Deneuve sicuramente. Donne che trovo di una bellezza senza tempo che incarnano due archetipi di femminilità opposti, ma in realtà due facce della stessa medaglia. La Deneuve più algida, enigmatica, luciferina e la Moreau più carnale, umana, intimista.

L’attore/attrice che vorresti fotografare e che non hai ancora ritratto? Ma, non saprei: di personaggi ce ne sono un’infinità.

Quali sono gli errori da evitare quando si è in posa su un set fotografico, intendo parlando dal punto di vista del soggetto, di chi   è ritratto: ci sono degli accorgimenti che si possono utilizzare? Sicuramente un atteggiamento preconcetto da parte del soggetto fotografato, nel senso che condizionamenti ed obiettivi prefissati non aiutano il risultato finale. Continuo a pensare che la cosa importante non sia ottenere un’immagine standardizzata, patinata ma un’immagine viva, quasi in movimento, tanto più vicina all’autenticità del soggetto.

I tuoi prossimi lavori? Progetti?  Magari un po’ di riposo?

Mi parlavi di una tua prossima partenza per gli USA: ci racconti di questo tuo rapporto con l’Estero? Il mio rapporto con l’estero è il mio rapporto con il viaggio in generale. Viaggiare apre la mente ci fa conoscere realtà diverse anche se sono convinto che i paesaggi del mondo che incontro sono il riflesso dei miei paesaggi interiori.  

Se non avessi fatto questo mestiere, oggi saresti? Hai mai pensato ad un piano B? È già un piano B.

A chi vuoi dire grazie oggi?  Ringrazio la mia famiglia e gli amici di sempre che mi vogliono bene così come sono.

Come ti vedi fra 20 anni? Ancora dietro l’obiettivo? Non mi vedo nel futuro perché vivo il presente, che è l’unica cosa che abbiamo.

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Alcuni scatti di Marco Giraldila riproduzione e la diffusione di tale materiale è vietata

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